Sugli striscioni appesi ai balconi, dipinta a caratteri cubitali sulle mura dei palazzi a Berlino campeggia una scritta: «La casa a chi la abita». È il grido di disperazione che risponde all’emergenza abitativa in cui da anni versa la capitale della Germania, dove gli affitti sono in vertiginoso aumento. Gentrificazione, terziarizzazione, economia del rischio arrivata con le startup, speculazione edilizia sono i fattori del rincaro. La politica risponde con la costruzione di alloggi popolari, che non bastano mai. Ora, la soluzione arriva dai post-comunisti di Die Linke: espropriare i gruppi immobiliari, nemici del popolo. È la proposta con cui il partito ha vinto alle elezioni legislative.
Non importa quanto la promessa sia difficile da realizzare e non risolva l’emergenza casa, la carta del populismo vince sempre. Con la riesumazione dell’esproprio proletario, Die Linke ha conquistato il 25,7% dei voti. Nei quartieri di Neukölln e Kreuzberg, dove si concentra l’immigrazione musulmana, le preferenze hanno raggiunto il 32% e il 40,1%. Molto del successo è dovuto a Elif Eralp, candidata a sindaca-prima ministra di Berlino.
Nata nel 1981 a Monaco di Baviera da genitori turchi rifugiati politici, Eralp è un’incarnazione del suo partito e delle battaglie che conduce.
Laureata in legge specializzata in diritto d’asilo con una storia di immigrazione, Eralp è un’anticapitalista che ha vinto anche grazie a un’abile strategia comunicativa sui social. Al centro dei messaggi, oltre all’esproprio dei gruppi immobiliari, la solidarietà con la causa palestinese a cui si affianca l’impegno a «proteggere l’ebraismo». Che sia una promessa sincera o un equilibrismo politico, la posizione di Eralp risponde alla preoccupazione degli ebrei di Germania per l’arrivo al potere di Die Linke a Berlino. Dal massacro perpetrato dai terroristi islamisti di Hamas in Israele il 7 ottobre 2023, la critica anticoloniale mossa dai post-comunisti allo Stato ebraico si è avvicinata alle posizioni di chine invoca la cancellazione.
Eralp condanna l’antisemitismo, ma l’odio per gli ebrei è palpabile nella base di Die Linke che flirta con gli islamisti giustificando il 7 ottobre come «resistenza» e «violenza nella legittima difesa» conforme al diritto internazionale. A un comizio dei compagni a Neukölln ad agosto, il rapper Dahabflex ha incitato all’intifada e all’uccisione dei militari israeliani. La condanna di Eralp è stata immediata, ma lo spettro della vicinanza di Die Linke agli islamisti continua a perseguitarla. Il fantasma è riapparso alle feste che i post-comunisti hanno tenuto a Neukölln e Kreuzberg per celebrare la vittoria elettorale. Tra i presenti, Ibrahim Ibrahim, sostenitore del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp).
Dal materialismo storico, l’organizzazione terroristica marxista-leninista è arrivata ad appoggiare l’islamismo. Un percorso simile è stato compiuto nella criminalità organizzata araba di Berlino, dove soprattutto gli affiliati più giovani vedono nell’Islam radicale un fattore identitario. Convergenze parallele manifestatesi alle feste elettorali di Die Linke dove Ibrhaim era in compagnia di Issa Remmo, capo di uno dei più potenti clan criminali originari del Libano attivi a Berlino, in particolare a Neukölln. Il boss «non era invitato, è stato mandato via», ha dichiarato Eralp che ha rimarcato: «Non abbiamo niente a che fare con la criminalità organizzata, la combattiamo». Resta il sospetto che, come da liturgia del potere mafioso, Remmo abbia voluto mostrare chi comanda a Berlino al partito da cui potrebbe essere governata. Spetterà a Eralp, se mai sarà sindaca della città-Stato, dissipare definitivamente le ombre che gravano su Die Linke.
