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Politica estera

Trump all’Onu: “Mentre altri parlavano io ho realizzato la pace. Iran non è più il bullo del Medio Oriente. Presto il mondo sarà libero dai terroristi”. Poi avverte Putin: “Metta fine alla guerra”

Il presidente rivendica l’“America First”, attacca Cuba e la Corte Penale Internazionale e promette una presenza Usa più forte in Groenlandia

TOPSHOT - US President Donald Trump arrives to address the 81st United Nations General Assembly at United Nations headquarters in New York on September 22, 2026. (Photo by TIMOTHY A. CLARY / AFP)

Donald Trump lancia l’ennesima sfida ai leader mondiali dal palco dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Come un ciclone, il presidente ne ha per tutti tranne che per la sua America, “più forte che mai” e dove “l’età dell’oro”, per lui, è ormai una realtà.

E se a Vladimir Putin si rivolge chiedendogli di mettere fine alla guerra in Ucraina, all’Iran lancia l’ennesimo ultimatum: “O l’accordo dopo le midterm o li anniento”. Poi l’attacco a Cuba, “uno Stato fallito che cadrà”, con la delegazione dell’Avana che alle sue parole abbandona l’aula.

In un discorso dai toni decisi e aggressivi, il commander-in-chief ha imposto la sua visione tutta improntata sulla dottrina dell’America First e difeso ad oltranza la sua politica estera.

Al Palazzo di Vetro era arrivato dopo le nove del mattino, accompagnato dalla First Lady Melania. Prima di salire su quella scala mobile che l’anno scorso l’aveva fatto infuriare, il presidente ha colto l’occasione per attaccare ancora una volta la Cnn, presente ai lavori dell’Onu ma bloccata dall’accesso alla Casa Bianca. “Non dovrebbe essere qui”, ha tagliato corto prima di rispondere a una domanda su quale fosse il suo messaggio a Putin.

“Mettere fine alla guerra”, ha affermato prima di perdersi nei corridoi del Palazzo di Vetro, in attesa del suo intervento e del previsto bilaterale con Volodymyr Zelensky.

Sul palco dell’Assemblea è salito dopo le 10 e ha tenuto banco per quasi 40 minuti, elencando tutti i record della sua amministrazione, dall’economia all’immigrazione, prima di dedicarsi alla politica estera. “L’America è tornata e il Paese non è mai stato così forte come oggi”, ha rivendicato, definendo l’economia americana “l’invidia del mondo” e l’esercito statunitense il più potente.

L’ultimatum all’Iran e il quinto inverno di guerra in Ucraina

“Devo decidere se annientare l’Iran o fare un accordo. E se li devo annientare, lo farò rapidamente. Ma sono convinto che faranno l’accordo dopo le elezioni”, ha tuonato, mostrando di preferire ancora una volta i toni minacciosi alla diplomazia.

Poi, però, ha confermato che i contatti sono in corso e che all’Onu è previsto un incontro fra i funzionari americani e quelli iraniani. Mentre tra i corridoi circolava la suggestione di un possibile incontro tra il tycoon e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, anch’egli in arrivo a New York.

“Troppi hanno preferito ignorare” per anni la minaccia iraniana, ha puntato il dito, “ma non io, che da quando mi sono insediato ho mostrato il mio impegno incrollabile a non far avere” a Teheran l’arma nucleare. “Mentre altri parlavano, io ho agito. Mentre altri parlavano di pace, io l’ho realizzata. Mentre altri ignoravano le minacce, io le ho affrontate”.

Fra le otto guerre che ripete di aver risolto non c’è però quella fra Russia e Ucraina. E mentre il quinto inverno di guerra sta per piombare sul Paese, Volodymyr Zelensky è arrivato all’Assemblea generale dell’Onu con due priorità: ottenere nuovi sistemi di difesa contro gli attacchi missilistici russi e assicurarsi assistenza energetica in vista delle rigide temperature dei prossimi mesi. Kiev teme infatti una nuova campagna di attacchi contro infrastrutture energetiche e impianti di riscaldamento durante l’inverno.

Alla vigilia del suo intervento al Palazzo di Vetro, il presidente ucraino ha concentrato gran parte della giornata sui bilaterali. Prima quello con Emmanuel Macron, con il quale ha discusso il pacchetto di sostegno per l’inverno e il rafforzamento della difesa aerea ucraina. Sul tavolo ci sono ulteriori sistemi SAMP/T e relativi missili, ma anche la possibilità di produrre in Ucraina alcuni sistemi di difesa e il programma antibalistico Freyja sviluppato con i partner. “Prevediamo di ottenere i primi risultati quest’anno”, ha spiegato Zelensky.

Poi è arrivato il faccia a faccia con Trump. Per il presidente americano, la guerra ucraina sta diventando una delle questioni irrisolte della sua seconda presidenza, dopo aver promesso a più riprese di riuscire a chiudere rapidamente il conflitto. “La pace tra Russia e Ucraina si farà prima di quanto si pensi”, ha assicurato dal palco dell’Onu, sostenendo che sia Kiev sia Mosca “non ne possono più”. E già al suo arrivo al Palazzo di Vetro aveva mandato un messaggio diretto a Vladimir Putin: “Metta fine alla guerra”.Il clima del colloquio tra Trump e Zelensky è apparso disteso. “Con l’Ucraina e il suo presidente ho un rapporto molto stretto. Dobbiamo trovare una soluzione alla guerra e la troveremo”, ha detto il presidente americano, definendo gli ucraini “grandi combattenti” e Zelensky “un grande leader”. Toni ben lontani dallo scontro andato in scena nello Studio Ovale.

Il leader ucraino ha ricambiato ringraziando Washington per il sostegno e indicando anche un orizzonte temporale. “Trump ci aiuterà a porre fine a questa guerra. E penso che ne abbiamo bisogno il più velocemente possibile, prima dell’inverno”, ha detto ai giornalisti durante il bilaterale.

Trump ha intanto lasciato aperta anche la strada a nuove misure contro Mosca. Dal palco dell’Onu ha ricordato di disporre di nuovi poteri per imporre sanzioni e ha assicurato di essere pronto a utilizzarli “se necessario”. “È il momento di porre fine al massacro”, ha affermato.

Sul fianco orientale della Nato è arrivato, nel frattempo, un altro segnale da Washington. Il presidente lituano Gitanas Nausėda ha annunciato l’arrivo in Lituania di una nuova rotazione di militari americani, ringraziando Trump per la decisione. Il numero esatto non è stato ancora comunicato, ma dal 2019 gli Stati Uniti mantengono nel Paese, a rotazione, circa mille soldati. La decisione arriva dopo mesi di incertezza sulle intenzioni americane riguardo alla presenza militare in Europa e viene letta a Vilnius come una conferma dell’impegno statunitense sul fianco orientale dell’Alleanza.

Trump ha inoltre rivendicato il rafforzamento della Nato, elogiando il segretario generale Mark Rutte e ricordando l’aumento della spesa per la difesa degli Alleati. A suo dire, l’Alleanza “sta facendo cose che nessuno credeva possibili”.

Da Cuba ai cartelli, la dottrina dell’emisfero occidentale

Dal palco dell’Onu il commander-in-chief si è poi detto soddisfatto dell’accordo con la Groenlandia. L’intesa con Danimarca e autorità groenlandesi, ha spiegato, consentirà agli Stati Uniti di rafforzare in modo permanente la propria presenza di sicurezza sull’isola e di costruire due basi militari in posizioni considerate strategiche. “Nessun avversario americano avrà il permesso di stabilire una presenza militare in Groenlandia in futuro”, ha assicurato.

Trump ha quindi lanciato il suo avvertimento all’America Latina, parte di quell’emisfero occidentale di cui gli Stati Uniti si sentono “responsabili” sulla base della dottrina “Donroe”.

Cuba “è uno Stato fallito e cadrà”, ha detto senza mezzi termini, provocando l’uscita dall’aula della delegazione dell’Avana. Trump ha inoltre accusato il regime cubano di essersi coordinato per decenni con reti della “sinistra radicale” e comuniste negli Stati Uniti, citando fra gli altri Partito comunista americano, Antifa e Democratic Socialists of America.Ma il bersaglio principale sono stati i cartelli della droga, definiti “l’Isis dell’emisfero occidentale”. Per Trump sono “nemici in guerra contro la civiltà” e Washington non permetterà più che minacce agli Stati Uniti mettano radici nel continente. “Se necessario, impiegheremo la nostra potenza militare per tutelare gli interessi nazionali vitali degli Stati Uniti”, ha avvertito.

Trump si è quindi scagliato contro la Corte Penale Internazionale, definendola “un tribunale illegale che non ha alcuna giurisdizione sugli Stati Uniti” e invitando gli altri Paesi a prenderne le distanze.

E se l’è presa anche con coloro che lanciano l’allarme sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Gli Stati Uniti, ha ribadito, respingono ogni tentativo di costruire un sistema globale di controllo dell’IA, che Trump vorrebbe peraltro ribattezzare “Super Intelligenza”, sostenendo che la definizione “artificiale” faccia sembrare questa tecnologia falsa o meno reale di quanto sia.

Le ultime critiche le ha riservate all’Onu, da anni uno dei bersagli preferiti del presidente. Ha accusato l’organizzazione di promuovere un’agenda “radicale di sinistra”. Ma grazie a me, ha notato, non è riuscita a “infrangere la sovranità degli Stati Uniti e a imporsi sugli americani”.