Dalle parti del Cremlino non tira una bella aria. La guerra, o «operazione militare speciale» come ipocritamente viene chiamata da quelle parti, sta andando molto più per le lunghe di quanto avessero immaginato. Di conseguenza, l’economia è crollata, i prezzi sono saliti e soprattutto a causa dei raid ucraini a lungo raggio, la benzina ha iniziato a scarseggiare e il suo prezzo è salito alle stelle. Andando così a «infastidire» anche quei cittadini di grandi città come Mosca e san Pietroburgo che fino a poco tempo fa non avevano sentito gli effetti del conflitto. La logica conseguenza di un malumore che in Russia cresce di settimana in settimana, è anche il calo di consenso del presidente Vladimir Putin: secondo l’ultimo sondaggio il 65,9% dei russi approva l’operato del presidente. Tanti, in apparenza, pur in un Paese dove la libertà di espressione è di fatto inesistente. Ma solo alcuni mesi la stessa percentuale si attestava all’80%. Un segnale, non da poco.
A circa un mese e mezzo dalle elezioni parlamentari russe, Putin perde drasticamente
consensi. E a dirlo non è un analisi effettuata nel nemico Occidente brutto e cattivo. I dati sono stati forniti dal Centro russo per la ricerca sull’opinione pubblica, Vtsiom. Un crollo di gradimento, figlio soprattutto del perdurare della guerra e della crisi del carburante causata dagli attacchi ucraini alle raffinerie russe. Nello specifico, Russia Unita, il partito di governo legato al presidente Putin, sarebbe apprezzato dal 32,1% dei russi, una percentuale non altissima ma il Cremlino è pressoché certo che, anche complice la bassa affluenza alle urne, il partito dello zar manterrà senza problemi la maggioranza costituzionale alla Duma. Anche perché è evidente come le elezioni in un Paese in cui il leader è sempre lo stesso da oltre 20 anni, non siano il massimo esercizio di democrazia credibile.
Di certo, anche grazie alla spinta delle nuove generazioni che non comprendono il senso della guerra e non ne vogliono pagare le conseguenze, la popolarità di Putin è in calo. I numeri del suo gradimento hanno iniziato a calare lo scorso marzo, quando il governo ha deciso il blocco dei social media e il rallentamento di Internet, che hanno indignato giovani, imprenditori e militari. Non a caso, secondo un altro sondaggio interno russo, ben i due terzi della popolazione sarebbe favorevole a una chiusura immediata del conflitto in Ucraina con l’avvio di negoziati di pace. Putin invece tira dritto e nonostante il clima intorno a lui si stia facendo pesante, con anche voci di possibili colpi di stato, ha deciso di condurre la campagna elettorale con lo slogan «Tutto per la vittoria», più che esplicativo delle sue intenzioni bellicistiche. Numeri che spiegano una realtà, anche se quelli alle urne saranno ben diversi. L’opposizione russa infatti è in esilio e quella interna è silenziata. L’unico partito contrario alla guerra è Yabloko ma è più che possibile, se non probabile, che venga escluso dalle elezioni poco prima del voto. Nei regimi funziona così. Ma anche nei regimi i segnali di malumore arrivano dritti dritti ai tiranni.
