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Politica estera

Caos, polemiche e apertura rinviata. Hormuz in bilico, Trump all’angolo

Il tycoon ribadisce: “Vogliono l’accordo”. Ma Teheran discute una legge per il controllo dello Stretto

TOPSHOT - US President Donald Trump boards Air Force One at Joint Base Andrews, Maryland, on August 7, 2026 as he departs for his New Jersey golf club in Bedminster for the weekend. (Photo by Kent NISHIMURA / AFP)

Donald Trump ha ribadito che l’Iran vuole raggiungere un accordo con Washington e ha lasciato intendere che ulteriori attacchi da parte degli Stati Uniti restano possibili qualora la diplomazia dovesse fallire. «È evidente che non vogliono essere colpiti. Vogliono trovare un’intesa. Staremo a vedere», ha affermato il presidente americano. La dichiarazione segue l’annuncio da parte dell’Iran di un accordo preliminare con l’Oman su una nuova rotta di navigazione nello stretto.Fonti di Teheran sottolineano tuttavia che qualsiasi reale riapertura resta subordinata alle decisioni di Washington, che mantiene un blocco navale sui porti iraniani.Trump si trova in una situazione difficile. È interessato a tirare fuori gli Stati Uniti da un conflitto impopolare che inizialmente aveva affermato sarebbe durato solo poche settimane. Il presidente Usa è stretto tra un accordo provvisorio tra Iran e Oman, che darebbe a Teheran il controllo di Hormuz, che non aveva mai posseduto prima della guerra, e la possibilità di dare seguito ai suoi avvertimenti di una forte escalation, rischiando una crisi più prolungata.La concessione su Hormuz formalizzerebbe, almeno per ora, la supervisione iraniana sul vitale canale di transito del petrolio, cosa che l’amministrazione Trump si era impegnata a impedire. Una nuova ondata di attacchi aerei americani, invece, potrebbe rivelarsi irta di pericoli in vista delle cruciali elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre, e non sembra offrire maggiori possibilità di successo rispetto ai precedenti bombardamenti. Ma ieri pomeriggio il segretario del Tesoro Usa Scott Bessent ha annunciato: «Potremmo assistere oggi o domani a un accordo che prevederà l’apertura dello Stretto di Hormuz per un periodo compreso tra 30 e 60 giorni, con conseguente calo dei prezzi dell’energia». Il quadro però è più complicato. Il Parlamento di Teheran ha avviato la discussione di una bozza di legge per rafforzare il controllo iraniano sullo Stretto. In base alla proposta di legge, ai paesi ostili, come gli Stati Uniti e Israele, sarà vietato il transito. Il disegno di legge prevede sanzioni per coloro che violeranno tale divieto.«La Repubblica islamica sta cercando di costringere il presidente Trump a una situazione senza via d’uscita», ha spiegato Behnam Ben Taleblu della Foundation for the Defense of Democracies, un think tank con sede a Washington. L’amministrazione Trump dovrebbe evitare di «affrettarsi» e riconoscere «dove gli Stati Uniti hanno e non hanno potere contrattuale». «Le Guardie Rivoluzionarie dettano l’agenda e il ritmo», ha affermato poi Taleblu. «La loro minaccia di escalation è volta a ottenere concessioni.Ma la loro arroganza rischia anche di riaccendere il conflitto». C’è ancora un altro timore, ovvero che i diplomatici iraniani, sotto pressione da parte dei falchi di Teheran, non abbiano l’influenza necessaria per garantire il rispetto dell’accordo, anche qualora venisse raggiunto.


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