Gli chiedono, adesso, di fissare la data delle elezioni anticipate. Adesso e non quando hanno mandato a processo sua moglie Begoña o gli ex colonnelli del Psoe. Perché la protesta delle chiavi, quella che ha visto nelle piazze spagnole centinaia di migliaia di persone, potrebbe paradossalmente essere utile a Pedro Sánchez secondo i suoi ministri, che potrebbe dire agli spagnoli: «Votatemi e vi darò una casa». Ma il governo socialista è alla fine della sua corsa, anche perché tutti i sondaggi danno i popolari del Pp e la destra di Vox in grado di ottenere la maggioranza, però la sinistra che sostiene Sánchez prova a ribaltare il tavolo, chiamando a raccolta associazioni, astenuti, studenti, disoccupati: tutti accomunati dal vulnus della casa. «Votare ora è un’opportunità», dicono i papaveri del Psoe a Sánchez che scioglierà i dubbi in queste ore: dubbi da far passare ai media e agli spagnoli, perché la realtà il premier ce l’ha già ben chiara in testa. L’esperienza dell’esecutivo è terminata e il premier prova a limitare i danni. Anticipare la questione è l’opzione più probabile, ma qualche alleato ritiene che si debbano prima tentare altre soluzioni.
Come la sinistra alternativa che prende tempo e fissa il 17 ottobre per il lancio del cosiddetto Fronte Ampio, un cartello creato ad hoc per accorpare tutte le sigle che da sole non raggiungerebbero il 10%. Iu, Comuns, Más Madrid e Movimiento Sumar hanno deciso di formalizzare la candidatura, indipendentemente dal fatto che ci saranno elezioni anticipate o meno, dopo un incontro fatto ieri con i loro ministri. Da Sumar viene lanciata la candidatura di Mónica García come leader con Ernest Urtasun in lizza per Barcellona contro Ada Colau. Il leader socialista castigliano, Carlos Martínez, ritiene «inevitabile» anticipare le elezioni: «Novembre è meglio di dicembre» e osserva che la mobilitazione cittadina per la casa apra una «finestra di opportunità» per tornare alle urne. Le destre gongolano, perché al di là della data che sarà scelta, guardano l’ultimo sondaggio dell’Istituto Ipsos: rivela che un catalano su tre voterà per un partito di estrema destra. Vox è cresciuto fino a 18 seggi a scapito del Partito Popolare. La ragione è che mentre la sinistra di Sánchez si è incartata dietro gli scandali corruzione, il caso Ceuta e lo sfratto di Maricarmen, il centrodestra si è occupato del ceto medio e del futuro industriale della Spagna. Per cui Alberto Feijoo sta già compilando la lista dei possibili ministri, con l’obbligo di un accordo con Santiago Abascal, incontrato nelle scorse settimane vis à vis per appianare dissapori del passato. Intanto sulla stampa spagnola fanno capolino ulteriori dettagli del caso Zapatero: un altro segretario dell’ex premier sarebbe stato pagato dalla Moncloa e collegato al Psoe. Si tratta, secondo El Debate, di Judit Wells che condivideva lo stesso ufficio con Gertrudis Alcázar presso l’ufficio dell’ex Presidente, dove lavora anche il cugino di Zapatero, custode dei gioielli sequestrati in una cassaforte. Anche per questa ragione si fa largo l’ipotesi di un eventuale colpo di scena: Sánchez che non si ricandida alle elezioni parlamentari, perché certo di perdere, e che già pensa a un ruolo lontano dal Paese che lo sta contestando in piazza (e nelle aule giudiziarie). E sembra che il premier possa annunciare già oggi un anticipo delle elezioni.
