Molti alti funzionari della Casa Bianca sono stati colti di sorpresa dalla direttiva di Donald Trump, che ha vietato l’accesso alla Casa Bianca ai suoi giornalisti e ai giornalisti di Cnn e MsNow, accusati di scrivere bugie su di lui. Annunciata mentre la leader dello staff Susie Wiles era fuori città. Non ne erano al corrente prima di vedere il post». È quanto rivela la testata giornalistica Politico riguardo alla decisione del presidente statunitense.
Citando fonti vicine alla Casa Bianca, il giornale scrive ancora che Trump in passato aveva cercato di mettere al bando altre testate, e ad un certo punto voleva confinare la stampa in un edificio distaccato, l’Eisenhower Executive Office Building, ma il suo staff l’aveva convinto a non farlo.
Lo stesso ufficio stampa della Casa Bianca si è
trovato quindi in difficoltà a rispondere alle domande dei giornalisti che chiedevano chiarimenti dopo la pubblicazione del post su Truth Social, il social del presidente, limitandosi a fare riferimento appunto a quanto scritto dal presidente. Ma si conferma che «per Potus è reale e permanente» la decisione di mettere al bando queste tre testate, mentre alla Casa Bianca si starebbe già pensando quali altre testate aggiungere al divieto di accesso, con Trump che venerdì ha già indicato i quotidiani Washington Post e New York Times.
L’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, intanto, ha chiesto a Donald Trump di togliere «immediatamente» il bando imposto contro i giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico. «La decisione di revocare l’accesso ai giornalisti
viola il Primo Emendamento», si legge in una nota della presidente Jaquie Heinrich. «Le implicazioni vanno ben oltre queste testate: un criterio utilizzato per escludere un organo di informazione a causa della sua linea editoriale potrebbe essere applicato in futuro a qualsiasi altra testata. Il popolo americano, attraverso una stampa libera e indipendente, deve poter esercitare un controllo su chi è stato eletto al potere, a prescindere dal fatto che i funzionari governativi vedano di buon occhio tale attività». «L’associazione chiede all’amministrazione di ripristinare immediatamente l’accesso dei nostri colleghi», conclude la nota.
