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Politica

Urne a Berlino e in Pomerania, Merz traballa

Smarriti, spaventati dal futuro, i tedeschi reclamano un cambiamento radicale e si affidano alle forze più estreme, in cui vedono gli unici possibili artefici dell’agognata svolta

German Chancellor and leader of Germany's Christian Democratic Union (CDU) Friedrich Merz attends a press conference after the party's leadership meeting in Berlin on September 7, 2026, one day after regional elections in the eastern federal state of Saxony-Anhalt. (Photo by RALF HIRSCHBERGER / AFP)

La Germania è stanca e arrabbiata in rivolta contro un sistema incapace di guidarla fuori dalla crisi generale in cui versa da anni. Smarriti, spaventati dal futuro, i tedeschi reclamano un cambiamento radicale e si affidano alle forze più estreme, in cui vedono gli unici possibili artefici dell’agognata svolta. Le elezioni legislative che si tengono oggi a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania anteriore fotografano il magma ribollente nella prima potenza europea, già emblema di una stabilità che dopo il quasi ventennio merkeliano si è rivelata immobilità. Nei due Länder, i sondaggi danno in testa partiti agli estremi opposti dell’arco costituzionale: i post-comunisti Die Linke nella capitale, i sovranisti AfD nello Stato del Nord-Est. A Berlino, i nipoti della Sed, il partito di fatto unico che con pugno di ferro resse la Repubblica democratica tedesca, sono al 21-22% inseguiti a uno o due punti di distanza dalla Cdu del cancelliere Friedrich Merz. In Meclemburgo-Pomerania anteriore, è testa a testa tra estrema destra e socialdemocratici Spd. Entrambe le formazioni sono al 37% con una differenza dell’1-2%, mentre i cristiano-democratici sono in picchiata al 6-7%.

Se precipitasse al di sotto della soglia di sbarramento del 5%, il partito di Merz mancherebbe l’accesso al Parlamento di Schwerin. Una disfatta storica che rischia di provocare un sisma politico fino a Berlino, le cui scosse potrebbero far cadere Merz sia da cancelliere sia da presidente della Cdu. Da tempo, il capo del governo federale e il suo partito attraversano una profonda crisi di consensi. Merz è il cancelliere meno amato tra tutti i suoi predecessori dalla costituzione della Repubblica federale tedesca nel 1949. Cdu e Csu unite sono piombate al 18%, toccando il minimo storico delle preferenze. La caduta ha fatto scattare l’allarme generale tra i cristiano-democratici, una sirena ancor più assordante dopo la sconfitta subita alle legislative in Sassonia-Anhalt del 9 settembre. Nel Land dell’Est, AfD ha vinto col 43,8% dei voti, la Cdu si è arenata al 17,2%. Ai suoi in rivolta per il declino della Cdu, Merz replica che non mollerà: «La resa non è un’opzione per me». Il capo del governo federale è fiducioso di restare in carica per tutti i quattro anni del mandato inaugurato nel 2025. Fatica sprecata per Alice Weidel, copresidente di AfD con Tino Chrupalla. Presto, Merz terrà «il suo ultimo discorso» da cancelliere, ha dichiarato colei che per tanti tedeschi è la certezza di un futuro migliore come prossima capo dell’esecutivo. Secondo il candidato dei sovranisti a primo ministro del Meclemburgo-Pomerania anteriore, Leif-Erik Holm, Merz cadrà col suo governo qualunque sia l’esito del voto nel Land. Dal nord-est della Germania, un’onda blu, il colore di AfD, potrebbe rovesciarsi su Berlino tra poche ore, sommergendo la Cancelleria e il suo inquilino.

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