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Politica estera

Il patibolo spettacolo di arte varia

Resta una domanda: a chi serve questa diretta? Ai sopravvissuti, forse. Ai morti no, i morti non guardano. Agli americani, che vedranno finalmente la giustizia in facci

epa02390143 Handout photo from 2007 obtained from Uniformed Services University of the Health Sciences in Bethesda, Maryland, USA, shows Maj. Nidal Malik Hasan, the Army psychiatrist charged in the deadly Fort Hood shooting on 05 November 2009. Hasan, 40, charged with 13 counts of premeditated murder and 32 counts of attempted premeditated murder, will attend a pre-trial hearing beginning on 12 October 2010 in Fort Hood, Texas, to determine whether there is enough evidence to put him on trial. EPA/Uniformed Services University of the Health Sciences/HANDOUT EDITORIAL USE ONLY

La giustizia in diretta Tv. Il 3 dicembre, alle 13 ora del Texas, un uomo su una sedia a rotelle verrà portato davanti a un plotone di soldati nel posto esatto in cui diciassette anni fa ha massacrato i loro compagni. Il segretario alla Guerra Pete Hegseth vuole che la gente guardi.

La morte come lezione. L’uomo si chiama Nidal Malik Hasan. Ha 56 anni, è nato in Virginia da genitori palestinesi arrivati da al-Bireh, in Cisgiordania. In America ha trovato una divisa, i gradi di maggiore, una laurea in medicina, il camice da psichiatra. Il suo mestiere era ascoltare i soldati che tornavano dall’Iraq e dall’Afghanistan, raccogliere le loro paure. Il 5 novembre 2009 entrò nel centro di Fort Hood dove i ragazzi facevano le visite prima di partire. Si sedette, aspettò. Poi si alzò, gridò Allahu Akbar e cominciò a sparare con una pistola dal mirino laser. Tredici morti, trentadue feriti. Tra le vittime c’era Francheska Velez, incinta. La sua non è una storia improvvisa. È una lunga fila di segnali che nessuno ha voluto leggere. Hasan scriveva ad Anwar al-Awlaki, l’imam americano che diventerà una delle voci di al-Qaeda nella Penisola arabica. L’Fbi aveva quelle email. Ora il patibolo.

L’America conosce questo teatro. L’ultima esecuzione pubblica fu nel 1936 a Owensboro, Kentucky: migliaia di persone attorno al patibolo di Rainey Bethea, i venditori ambulanti, la folla che si contendeva i posti migliori. Fu l’ultima volta. Da allora la morte di Stato si è nascosta dietro i muri, i vetri, le tende. L’ultima esecuzione militare risale al 1961, un’impiccagione. L’ultimo fucilato in divisa fu Eddie Slovik, nel 1945, unico soldato americano giustiziato per diserzione nella Seconda guerra mondiale. Resta una domanda: a chi serve questa diretta? Ai sopravvissuti, forse. Ai morti no, i morti non guardano. Agli americani, che vedranno finalmente la giustizia in faccia, tra una pubblicità e una notifica. Oppure a chi, dall’altra parte del mondo, aspetta solo quell’immagine per farne una reliquia.