Un tempo emarginato dall’establishment politico, oggi Ben-Gvir, esponente dell’estrema destra israeliana e attuale Ministro della Sicurezza Nazionale, fa parte della cerchia ristretta dei ministri al governo. È un candidato che divide, in una nazione già divisa: rivendica l’annessione della Cisgiordania, l’insediamento di ebrei a Gaza e l’«emigrazione volontaria» dei palestinesi.
Diversi Paesi occidentali hanno imposto sanzioni o divieti di viaggio nei confronti di Ben-Gvir e Smotrich, a causa dell’istigazione contro i palestinesi. Ora entrambi ricoprono ruoli di peso come ministri nella coalizione di governo guidata dal primo ministro Benjamin Netanyahu.
Il consenso dei giovani e la strategia sui social media
Durante la campagna elettorale in vista delle elezioni generali israeliane della prossima settimana, Ben-Gvir appare spesso circondato da un gruppo festante di giovani sostenitori, che sventolano grandi bandiere di partito sopra le teste dei numerosi agenti della sua scorta. I sondaggi indicano una crescita del consenso per il suo partito, “Potere Ebraico” (Otzma Yehudit).
Il sostegno si sta estendendo ben oltre la sua base storica – costituita dai coloni militanti in Cisgiordania – raggiungendo elettori più giovani e residenti nelle aree urbane, che in passato avrebbero probabilmente considerato le sue posizioni inaccettabili. Secondo un sondaggio condotto da Agam Labs dell’Università Ebraica di Gerusalemme, i sostenitori di “Potere Ebraico” non sono solo più giovani della media degli elettori israeliani, ma un terzo di loro è al voto per la prima volta.
Ben-Gvir ha compreso il potenziale dei social media molto prima di altri politici. In Israele i giovani non guardano i notiziari e non leggono i giornali. Le nuove generazioni attingono tutte le informazioni da TikTok e Instagram.
Al mercato coperto di Ramle – una città in cui convivono israeliani ebrei e arabi – l’appello di Ben-Gvir ai giovani elettori è quello di andare a votare. Più di mezzo milione voterà per la prima volta in queste elezioni, considerate da molti israeliani come un momento cruciale, quasi esistenziale, per la sicurezza e l’identità futura del Paese. Il voto dei giovani potrebbe rivelarsi decisivo per l’esito finale.
Un’indagine realizzata per il principale canale televisivo israeliano, Channel 12, quasi tre quarti di questi giovani si collocano nell’area di “destra o centro-destra”. Nadav, 18 anni, ritiene che Ben-Gvir stia “cercando di dimostrare che Israele è un Paese forte”.
“Pensavo fosse un po’ folle, ma poi ho ascoltato davvero quello che diceva e tutto ha assunto un senso”, racconta Gavriel Marmon, uno studente diciottenne di Beit Shemesh, vicino a Gerusalemme, che voterà per la prima volta. Marmon cita, tra le altre cose, il sostegno di Ben-Gvir a una legge – approvata a marzo – che introduce la pena di morte tramite impiccagione per i palestinesi condannati per attacchi contro israeliani. Una misura che Ben-Gvir ha celebrato con la torta a forma di cappio e indossando una spilla con lo stesso disegno.
Ben-Gvir sta guadagnando terreno persino nella cosmopolita Tel Aviv, da sempre baluardo del liberalismo israeliano. “Itamar Ben-Gvir mi trasmette un senso di sicurezza”, afferma il ventenne Mordechai, uno dei giovani sostenitori che ha accompagnato il politico a Ramle. «Come chiunque nella storia, da Trump a Mosè, a volte si può avere qualche scivolone verbale meno felice. E allora? Il 90% delle cose dette da Itamar sono fantastiche».
Meir Schreiber, un ventitreenne ultraortodosso cresciuto a Londra, racconta che gli attacchi contro Israele del 7 ottobre 2023, guidati da Hamas e che hanno dato il via alla guerra a Gaza, lo hanno convinto che Ben-Gvir fosse la scelta giusta.
Secondo gli osservatori questi giovani sono cresciuti nel corso di una serie di conflitti, senza aver mai vissuto in prima persona tentativi volti a raggiungere la pace. Al contrario, sono stati formati all’interno di un contesto in cui le posizioni più estreme, come l’annessione, l’espansione degli insediamenti e, dopo il 7 ottobre, l’annessione di Gaza, sono considerate temi di dibattito legittimi, e ora si trovano a votare per la prima volta.
La sfida elettorale e il passato estremista di Ben-Gvir
In una competizione sostanzialmente in stallo tra due blocchi consolidati – l’uno a sostegno del governo e l’altro all’opposizione – riuscire a portare nuovi elettori ai seggi potrebbe rivelarsi decisivo. I partiti di opposizione stanno cercando di coinvolgere i più giovani puntando su temi come le minacce alla democrazia, con la creazione di nuovi contenuti per i social media e la candidatura di esponenti più giovani.
Quando Ben-Gvir ha raggiunto l’età per votare, è stato escluso dall’esercito israeliano a causa delle sue posizioni politiche troppo estremiste. Da allora sono passati 30 anni: le sue idee non sono cambiate granché. Ha festeggiato il suo cinquantesimo compleanno, come già detto, con una torta decorata con un cappio. Sostiene di voler circondare i palestinesi detenuti con dei coccodrilli.
Tuttavia, è ancora troppo presto per dire se gli oppositori di Netanyahu riusciranno finalmente a scalzare il governo più a destra nella storia di Israele, anche a causa di uno spostamento di molti elettori – specialmente tra i giovani – verso posizioni ancora più radicali.
I sondaggi indicano che né il blocco di Netanyahu né i principali partiti di opposizione – tra cui quello guidato dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot – riusciranno a ottenere una maggioranza. Il partito “Potere Ebraico” (Otzma Yehudit) di Ben-Gvir – che nel 2022 si era presentato in una lista congiunta con altre due formazioni di estrema destra per superare la soglia di sbarramento – è ora accreditato di otto o più seggi, correndo da solo.
Nel 2007, in Israele, Ben-Gvir è stato condannato per incitamento al razzismo e sostegno a un gruppo terroristico fuorilegge, per aver esposto un cartello a favore di Meir Kahane, un rabbino ucciso, sostenitore del Grande Israele, che era stato incarcerato sia in Israele che negli Stati Uniti per aver pianificato ed eseguito attacchi violenti.
Il 5 novembre 1990, al termine di un discorso a Manhattan al Marriott East Side, Kahane è stato ucciso a colpi di pistola da El Sayyid Nosair, un estremista islamico di origini egiziane.
Per anni, Ben-Gvir è stato noto per tenere esposta in casa sua una fotografia di Baruch Goldstein. Vestito con un’uniforme militare e armato di un fucile d’assalto, Goldstein è entrato nella Tomba dei Patriarchi a Hebron durante il giorno di Purim. Ha aperto il fuoco sui fedeli musulmani raccolti in preghiera, uccidendo 29 persone e ferendone oltre 125.
Ma per i sostenitori di Ben-Gvir, le condanne provenienti dall’estero sono un vanto. Come ha affermato Yishai Fleisher, suo consigliere e portavoce dei coloni, il partito “Potere Ebraico” (Otzma Yehudit) non si preoccupa dell’immagine di Israele in Occidente.
“È meglio puntare innanzitutto a far sì che la nostra regione ci rispetti e ci accetti. Il resto del mondo capirà poi che Israele è qui per restare”.
