Madrid scivola nel caos: rabbia e casa. Il simbolo è un mazzo di chiavi tenuto in alto e fatto tintinnare. Due giorni prima, al Congresso, la destra e i separatisti catalani hanno bocciato i due decreti del governo sulla casa. Il blocco degli affitti, come misura tecnica, non ha quasi mai funzionato: riduce l’offerta, spinge il mercato nero, protegge chi un contratto ce l’ha già e lascia fuori chi lo cerca. Solo che il problema esiste e non si può fare finta di nulla. Il 67,5% degli spagnoli vuole un tetto agli affitti, e la percentuale supera il 55% anche tra gli elettori di destra. Significa che il centrodestra spagnolo ha votato contro la maggioranza dei propri elettori. Il motivo è semplice: i proprietari sono anziani e votano, gli inquilini sono giovani e disertano la democrazia. La casa, però, non è mai stata una bandiera della sinistra. È il tema conservatore più tradizionale: chi possiede qualcosa ha radici, mette su famiglia e soprattutto diffida delle rivoluzioni. Margaret Thatcher vinse tre elezioni anche perché vendette le case popolari ai loro inquilini, trasformando elettori laburisti in proprietari. In Italia il patto tra la Democrazia cristiana e il ceto medio passava dalla stessa porta: un lavoro, un mutuo, un appartamento. Quel patto oggi è rotto, e la destra rischia di trovarsi dalla parte sbagliata della frattura. Una generazione che sa di non poter comprare un casa non diventa conservatrice. Non ha niente da conservare. È la premessa perfetta per ogni radicalismo, e in Spagna si è vista: dove la destra non risponde, rispondono le piazze, i sindacati degli inquilini, e domani qualcun altro. Non serve inseguire la sinistra sul controllo dei prezzi. Serve avere una politica della casa: licenze, suolo, burocrazia, fisco, affitti brevi, tempi degli sfratti. Serve dire a chi ha trent’anni che quella porta non è chiusa per sempre, che si può sperare La rendita, da Burke in poi, non è mai stata un valore conservatore.
