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Politica estera

La diplomazia dei panda di Pechino

I simpatici animali si sostituiscono ad algidi ambasciatori, anche perché in caso di conflitti è più agevole ritirare 2 panda che chiudere un’ambasciata e l’effetto mediatico è estremamente potente

TOPSHOT - This image courtesy of Fedex shows a Fedex plane carrying giant pandas Ping Ping and Fu Shuang upon arrival at Hartsfield-Jackson Atlanta International Airport in Atlanta, Georgia, on September 27, 2026. Two giant pandas sent by China arrived in the United States, Beijing's state media said, after a leaders' summit that was heavy on symbolism and light on major breakthroughs. The pandas' transfer had already been agreed but the departure was announced on September 24 during Chinese President Xi Jinping's visit to Washington. (Photo by Handout / Courtesy of Fedex / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / Courtesy of Fedex" - HANDOUT - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS

Correva l’anno 685 d.C. e Wu Zetian, l’unica imperatrice della storia cinese, doveva consolidare la sua autorità a corte e quale modo migliore di mostrare ai nemici la grandezza del proprio impero se non spedire in dono 2 panda giganti vivi accompagnati da 70 pellicce bianche e nere di panda? L’imperatrice aveva dato inizio a una costumanza che nei secoli si è fatta tradizione, anche se oggi i cinesi non mandano più pellicce ma solo animali in buona salute. La caratteristica di recapitare degli orsoni bianchi e neri alti 1 metro e mezzo e pesanti 150 kg viene denominata «diplomazia del panda». I simpatici animali si sostituiscono ad algidi ambasciatori, anche perché in caso di conflitti è più agevole ritirare 2 panda che chiudere un’ambasciata e l’effetto mediatico è estremamente potente. Viceversa se è necessario comunicare delle buone relazioni o la chiusura di un favorevole (per la Cina) contratto commerciale o politico, l’invio dell’animale simbolo come «petit cadeau» è ottimo in quanto i panda sono così teneri da suscitare affetto senza richiedere a chi li riceve di condividere le posizioni di Pechino. Sparpagliare per il mondo questo gadget strepitoso con l’ammonimento «è a rischio estinzione» ha contribuito anche a salvarlo: oggi i panda si riproducono serenamente fra zoo dell’occidente e lussureggianti foreste di bambù in Cina. Il sistema di regalia pare però abbia scontentato molti cinesi che i panda li preferirebbero a casa. Così, anche se le decisioni chiave spettano al Partito, per evitare dissenso e malumori il governo ha ideato un brillante escamotage: i panda non si regalano più. Si affittano. Ispirati da Hermes nelle geniali strategie di marketing, non è che chiunque possa affittarsi un panda. Il panda è concesso solo a pochi. E i privilegiati dovranno pagare un milione fra cure mediche, cibo e monitoraggi quotidiani. E dopo 10 anni il panda torna in Cina. C’è da sperare che a Xi Jinping non venga mai in mente di «regalarcene» uno.