La scena è davvero crudele, degna di una pellicola neorealista. Maricarmen, l’invalida 87enne sfrattata dalla sua casa di Madrid, si trova su una serie a rotelle. Con una mano accarezza il cane di una donna che prova a consolarla e con l’altra si copre il viso. È disperata, si vergogna, non sa se piangere ancora o no. Sta per perdere praticamente tutto: il tetto sotto il quale vive, la serenità di cui avrebbe diritto a quell’età, la fiducia nelle istituzioni che accoglie i migranti a Ceuta ma caccia di casa i vecchi malati. Poco dopo, infatti, finirà ricoverata in ospedale, in terapia intensiva, per lo stress causatole da una pressione non solo psicologica, ma anche fisica: è stata portata via di forza in barella, mentre cittadini e manifestanti tutt’intorno scandivano il suo nome in segno di solidarietà.
Non c’è solo la crisi abitativa in Spagna dietro questa storia che ha dell’incredibile, ma anche le tensioni nel governo Sanchez che si dice vicino agli ultimi e aperto all’accoglienza come a Ceuta, ma poi permette questo scempio sociale. Non a caso Sumar, il partito alleato del Psoe, chiede che il prossimo provvedimento del governo sia a tutela di casi simili. Ha anche minacciato di non prendere parte al consiglio dei ministri in programma domani se nel decreto per la casa, ribattezzato «decreto Maricarmen», non saranno approvate maggiori misure di protezione delle famiglie dagli sfratti e dai fondi speculativi. Ma si tratta di una mossa fuori tempo massimo, vista la percezione che la Spagna intera ha ormai del governo Sanchez.
Maricarmen Abascal combatte da sette anni questa causa, dopo che i nuovi proprietari (un fondo immobiliare) le hanno aumentato l’affitto del 250%. Tutti in silenzio fino a ieri dal governo, per un’emergenza vera che i cittadini sopportano ormai da anni. Il clima nel paese è surreale, carico di indignazione per ciò che è successo e Pedro Sanchez prova a correre ai ripari ordinando un’indagine sullo sfratto effettuato dalla polizia, mentre Maricarmen ha diffuso un primo messaggio pubblico: «Non sono riuscita a difendere la mia casa, ma ho combattuto perché altri imparassero a lottare per la propria».
Il video dell’anziana sfrattata ha fatto il giro del mondo e subito la manifestazione di piazza ha assunto un tono ancora più esplicito. A Puerta del Sol 25mila persone anche ieri hanno trascorso la notte in tenda e con gli occhi rivolti verso cielo: cercano una speranza e inveiscono contro il governo socialista. Tra di loro anche gli iscritti ai Sindacato degli Inquilini, stanchi e nauseati di una situazione divenuta insostenibile. Miguel è tra coloro che hanno scelto di dormire in tenda: ad una radio locale racconta che quando ha visto Maricarmen sloggiata di forza dalla sua abitazione avrebbe voluto intervenire mettendosi di traverso alla polizia di Sanchez, ma avrebbe solo peggiorato le cose. Oggi si sente tradito da un esecutivo che si racconta all’estero come aperto a tutti, salvo poi infierire su chi, come Maricarmen, non ha la stessa rilevanza mediatica dei 60mila di Ceuta.
Persino il delegato di Sánchez nella capitale si è rifiutato di impedire l’accampamento illegale nella piazza madrilena, che in queste ore sembra come quelle piazze che nei paesi comunisti durante gli anni ottanta chiedevano più diritti e meno prevaricazioni. Ieri come oggi giovani, studenti, lavoratori uniti contro i regimi.
Nella stessa piazza nel maggio 2011 si celebrò una grande manifestazione contro il governo. A quel tempo a guidarlo c’era un altro socialista, José Luis Rodríguez Zapatero, ora sotto inchiesta. Corsi e ricorsi storici. E tragici.
