Sembra che Ceuta sia tornata alla normalità. Ma nell’exclave spagnola in Nordafrica si teme che sia solo la quiete prima della tempesta. Per l’intelligence di Madrid gli appelli social ad un nuovo assalto di migranti per il 15 agosto sono «pienamente credibili». Ma gli 007 avvertono che il nuovo tentativo di entrare in territorio europeo potrebbe anche avvenire prima. L’allarme dei servizi è condiviso anche dalla Guardia Civil che, sulla data del 15 agosto, afferma che «il rischio di concretizzazione è reale, ma la sua portata incerta». Intanto l’Unione Europea mette in guardia su un’ampia campagna di disinformazione, soprattutto da canali d’informazione russi, che hanno ingigantito la crisi. Per gli abitanti di Ceuta saranno giorni carichi di tensione, memori di quanto avvenuto tra il 30 e il 31 luglio e soprattutto della precaria situazione interna dove le strutture di accoglienza per i migranti rimasti (3-5mila secondo le autorità locali) sono allo stremo.
Nel frattempo il sindaco-presidente del governo locale di Ceuta Juan Jesús Vivas si è recato a Madrid dove è stato ricevuto dal re Felipe VI che fin dal primo giorno sta seguendo l’evolversi della situazione. Successivamente, intervenendo in audizione alla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo, Vivas ha dato sfogo alle preoccupazioni di tutta la sua comunità. «Ceuta vive nell’angoscia. Non sappiamo se si ripeterà. Quello che si è visto è che la nostra frontiera è assolutamente vulnerabile - ha dichiarato - Quanto accaduto non è stata una crisi migratoria, ma una violazione dell’integrità territoriale di Ceuta, della Spagna e della Ue». Per il leader di Ceuta la risposta di Madrid è stata «tardiva e insufficiente» e che «occorre blindare la sicurezza della frontiera, in modo che non sia in mano ad altri Paesi». Ma ci tiene a ricordare che nell’exclave «si manifestano ogni giorno i valori dell’Ue, in particolare la convivenza tra persone di culture, religioni e razze diverse, in pace ed armonia».
Intanto il Partido Popular modifica la sua posizione sui minori non accompagnati e afferma che le regioni che governa rispetteranno il meccanismo di accoglienza solidale. Sul fronte umanitario Unicef Spagna chiede che i 1.200 minori siano trasferiti nella penisola iberica perché «superano di gran lunga la capacità di accoglierli in modo efficace. Sono bambini, non un dibattito politico». Save The Children avverte inoltre che la mancanza di strutture adeguate potrebbe esporre le ragazze al rischio di violenza sessuale, tratta e sfruttamento.
