La vittoria di Abdul El-Sayed intensifica un trend responsabile di un divario tra i comitati dei due grandi partiti che rappresenta uno dei fattori più rilevanti per le Midterm. La disponibilità del Republican National Committee (Rnc), 128,5 milioni di dollari, senza alcun debito, si scontra infatti con un Democratic National Committee (Dnc) che dispone di solo 16,3 milioni a fronte di ben 18,5 milioni di debito. Questo dissesto è la somma di due fattori. Il primo è contabile: il Dnc sconta l’eredità della campagna presidenziale di Kamala Harris, che bruciò oltre un miliardo di dollari lasciando un debito mai riassorbito. Il secondo, e più importante, è la fuga dei grandi finanziatori, allarmati dall’affermazione di figure critiche verso Israele: da Zohran Mamdani fino ai già radicati Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders. Il divario è amplificato dalla recente sentenza della Corte Suprema che ha eliminato i limiti federali alle spese coordinate tra partiti e candidati. Ora il partito Repubblicano può così usare il proprio capitale libero da debiti per acquistare spazi pubblicitari insieme ai candidati, beneficiando delle loro tariffe scontate. Un’arma che il comitato democratico, con il suo bilancio in rosso, non può sfruttare. A completare il quadro repubblicano c’è Maga Inc., il comitato legato a Trump che può spendere senza limiti in modo formalmente indipendente i suoi 400 milioni di dollari. Oltre alla propaganda mediatica, lo squilibrio colpisce le operazioni sul campo: il Dnc ha un apparato locale più fragile, mentre la controparte finanzia una macchina capillare per uffici, personale e software di tracciamento. Questo scenario delinea un percorso elettorale decisamente in salita per i Democratici. Non mancano segnali di resistenza a livello individuale, ma si tratta di iniziative frammentate, in una partita che si gioca soprattutto sulla capacità di spesa centralizzata e coordinata.

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