Così piccola e minuta da sembrare debole e indifesa. Ma così forte da riuscire a far cadere un governo. E ora così potente da diventare un simbolo che trascende il momento storico, politico e la vita stessa. È morta ieri Maricarmen Abascal, l’ottantasettenne il cui sfratto, lo scorso 23 settembre, innescò le proteste di piazza per il diritto alla casa in tutta la Spagna portando Pedro Sánchez a lasciare la poltrona di primo ministro e a indire nuove elezioni.
La donna aveva 87 anni e viveva in affitto in un appartamento di Madrid ma nonostante le delicate condizioni di salute aveva subito una procedura di sfratto. I nuovi proprietari, un fondo speculativo, volevano aumentarle l’affitto da 500 a oltre 2mila euro al mese e la sua protesta ha portato alla rabbia e alle manifestazioni di piazza, che hanno condotto poi al decreto proposto dal governo e bocciato dal Parlamento che ne ha causato la caduta. Ma prima ancora della fine di una vicenda legale che è diventata anche sociale e politica, Maricarmen era stata ricoverata in ospedale dove ieri è morta. Diventando, ancora di più, un simbolo di coraggio, lotta e determinazione.
Nel giro di pochi giorni, prima centinaia e poi migliaia di manifestanti si erano accampati con le tende in Puerta del Sol, una delle principali piazze della Capitale spagnola per reclamare il diritto alla casa e una moratoria sugli sfratti. Vista la posizione già traballante, sfruttando il clamore della piazza il premier Pedro Sànchez ha deciso di emanare due decreti per bloccare gli sfratti almeno alle persone più vulnerabili e per prorogare di due anni i contratti di affitto in scadenza battezzandoli, in suo onore, «decreti Maricarmen». Ma il voto contrario del Parlamento, con «il tradimento» degli alleati catalani ha portato alle dimissioni di Sánchez. Il premier uscente poi, l’altro ieri, ha comunque riproposto i due decreti che sono di fatto entrati in vigore, ragalando quindi un’ultima gioia alla tenace ottantasettene. «Sebbene si è poi raggiunto uno storico accordo che le avrebbe permesso di tornare nella sua abitazione, questa soluzione è arrivata troppo tardi e dopo un processo di tortura», sottolinea il sindacato degli inquilini che l’ha accompagnato nella sua battaglia.
«Tutto il mio affetto alla famiglia e ai cari di Maricarmen. Un abbraccio anche a tutti coloro che oggi sentono questa perdita come se fosse la propria. Riposi in pace», ha scritto via social Sánchez, ben conscio che adesso le proteste di piazza e la figura di Maricarmen saranno il primo punto della sua campagna elettorale verso il voto del 29 novembre in cui punta a farsi riconfermare primo ministro a dispetto degli scandali che lo hanno coinvolto negli ultimi anni. Ma in guerra e in politica gli scrupoli non sono ammessi. E Maricarmen, anche dopo la sua morte, da simbolo diventerà un’occasione di propaganda.
