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Politica estera

Oggi il Brasile sceglie il suo futuro: Lula-Bolsonaro jr, sfida tra i veleni

Il presidente uscente negli ultimi sondaggi è avanti di poco, probabile il ballottaggio fra tre settimane La campagna elettorale incentrata sulla credibilità del sistema giudiziario e sulla gravissima crisi economica

Supporters of Brazilian President Luiz Inacio Lula da Silva, who is running for reelection, wave campaign flags during a campaign event at central bus station in Brasilia, Brazil, Friday, Oct. 2, 2026. (AP Photo/Eraldo Peres) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Oggi il Brasile va alle urne, e non è un’elezione qualsiasi. Dalle 8 alle 17, ora di Brasilia, oltre 150 milioni di elettori scelgono il presidente, rinnovano due terzi del Senato, l’intera Camera e i governatori. Il voto può segnare l’ennesimo spostamento a destra del continente, dopo le batoste della sinistra in Colombia, in Bolivia, in Perù e in Argentina.

I favoriti sono due. Il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva (PT), di sinistra, ottantenne, che si candida con il Partito dei lavoratori a un quarto mandato non consecutivo. Il suo principale sfidante è Flávio Bolsonaro, 45 anni, di destra, senatore del Partito liberale e primogenito di Jair Bolsonaro. Gli ultimi sondaggi danno Lula avanti di misura al primo turno, ma nessuno dei due è vicino alla maggioranza assoluta e il ballottaggio del 25 ottobre sembra essere uno scenario quasi certo.

In queste elezioni, oltre all’ideologia, il voto sarà anche una critica al sistema giudiziario brasiliano, che, secondo numerosi analisti, ha perso credibilità e autorevolezza, soprattutto la Corte suprema che, con il giudice Alexandre de Moraes, ha prima condannato a 27 anni e 3 mesi Jair Bolsonaro per tentato golpe, e poi trasformato l’inchiesta sulle fake news, iniziata a inizio 2019 e tuttora in corso, in uno strumento di intimidazione permanente nei confronti non solo dell’opposizione, ma anche della stampa investigativa.

L’ago della bilancia di queste elezioni sembra essere la crisi economica in cui versa il Paese. Ad agosto la Banca centrale ha misurato il rapporto debito Pil del Brasile all’82,9%, 11 punti sopra il 71,7% di fine 2022, ma secondo il World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale, che conta tutte le passività su cui maturano interessi e va rimborsato il capitale, il rapporto debito/Pil quest’anno è al 96,5% e destinato a sfondare il 100% nel 2027. Il buco vero, però, è quello del deficit, arrivato negli ultimi 12 mesi al 9,48% del Pil, un livello simile a quello del secondo mandato di Cristina Kirchner (2011-2015).

Da questi numeri disastrosi parte il programma di Flávio Bolsonaro, firmato dall’economista Daniella Marques, ex presidente della principale banca statale del Paese, la Caixa Econômica Federal. Il piano prevede, in caso di vittoria, un Consiglio di governance statale, la revisione del sistema fiscale di Lula, un taglio di spesa pubblica pari all’1,5% del Pil, la soppressione di almeno dieci ministeri e privatizzazioni e concessioni ai privati. Il modello è quello di Milei, ovvero l’opposto della teoria monetaria moderna che, invece, propone Lula, e che consiste nell’ingerenza dello Stato nell’economia e nel debito come motore dello sviluppo.

Anche sulla politica estera i due programmi sono opposti. Lula rilancia il blocco multipolare dei Brics, soprattutto le relazioni con Russia e Iran, e tratta la Cina da partner strategico in funzione anti-Trump, difendendo monete alternative al dollaro. Dopo che per vent’anni l’ex sindacalista non ha mai condannato le dittature di Cuba, Venezuela e Nicaragua, a settembre, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha addirittura chiamato castigo collettivo l’embargo statunitense a Cuba. Flávio Bolsonaro promette l’inverso, ovvero rilanciare i rapporti con gli Stati Uniti e Israele, rientrare nel percorso dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e offrire a Washington i minerali critici, così da ridurre la dipendenza da Pechino. Per sapere chi sarà il nuovo presidente e dove andrà il Brasile, a meno di sorprese, bisognerà aspettare il secondo turno il prossimo 25 ottobre.