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Politica estera

Popolari e Vox al tavolo. Sull’emergenza migranti ora la destra può vincere

Dopo le trame del 2023, alleanza necessaria per sfrattare Sánchez. “Finalmente si vota”. E la campagna elettorale di Feijóo partirà da Ceuta

Leader of Partido Popular (People's Party) Alberto Nunez Feijoo gives a press conference at his party headquarters in Madrid on October 5, 2026 following the prime minister's early election announcement. Spanish Prime Minister Pedro Sanchez called early election for November 29 after housing set-back during a televised speech on October 5, 2026. (Photo by Thomas COEX / AFP)

Incontrarsi, ablarsi, intendersi. E porsi dei paletti per stare assieme al governo in più a lungo possibile.

Il centrodestra spagnolo, sul modello italiano, è al lavoro per vincere le elezioni anticipate convocate da Pedro Sánchez il prossimo 29 novembre con nove mesi di anticipo sulla naturale scadenza e, un momento dopo, costruire un’alleanza solida e schietta per rivoltare la Spagna.

Non a caso il leader della destra di Vox, Santi Abascal, che già governa col Pp in alcune regioni (Estremadura, Aragona, Castiglia e Leon e Andalusia) ha ben spiegato quali sono le sue linee rosse: la «priorità nazionale», per garantire agli spagnoli un accesso preferenziale ai servizi e aiuti pubblici; la «remigrazione per invertire l’invasione migratoria»; la «deregulation, per togliere alla nostra economia tutte le corruttele, tutta la ideologia e tutto l’animo confiscatorio».

Si tratta dei valori non negoziabili che la destra offre ai popolari di Feijoo, sicuri del primo posto nelle urne (sono quotati al 33% da tutti i sondaggi) ma bisognosi del 18% attribuito a Vox per ottenere la maggioranza assoluta.

Ragion per cui l’accordo può considerarsi praticamente fatto.

«È un’eccellente notizia poter dire che finalmente abbiamo elezioni», ha detto ieri sera Abascal aggiungendo un auspicio: che le elezioni siano «libere, pulite e senza violenza, è l’ultima opportunità per una immensa maggioranza di spagnoli e non la perderemo».

Il Pp dal canto suo è pronto a non commettere l’errore delle scorse elezioni quando, nonostante fosse giunto primo, non volle allearsi con Vox, lasciando così mano libera al Psoe (secondo) che a causa di una norma dal sapore bizantino trovò poi il facile accordo con le sinistre e con Junts, sempre disponibili al governicchio in salsa iberica, che poi ha prodotto il batacazo alle regionali, gli scandali familiari e in seno al Psoe, la crisi a Ceuta, la rivolta delle chiavi dopo lo sfratto di Maricarmen. Passando per l’ultimo imbarazzo targato Zapatero, con i gioielli per milioni di euro sequestrati alle sue segretarie e i pagamenti sospetti alle sue figlie per lo scandalo relativo alla compagnia aerea Plus Ultra.

«Finalmente possiamo chiudere questo capitolo e aprirne uno migliore. Finalmente coloro che non avrebbero mai dovuto arrivare così lontano possono andarsene. Finalmente voteremo e finalmente la Spagna potrà scegliere il Paese che vuole essere». Queste le parole di Feijoo, che ha cerchiato in rosso quello che sarà il suo slogan elettorale: la parola «finalmente», in bella mostra su un enorme striscione che il Pp ha srotolato sulla facciata della sua sede.

Il leader popolare inizierà da Ceuta e Melilla la sua campagna elettorale, due comunità a cui porterà il suo sostegno dinanzi alla difficile situazione in atto «a più di due mesi dall’attacco dell’integrità territoriale spagnola», raccontano fonti interne del Pp. Oggi inoltre parteciperà alla cerimonia in Senato per la consegna della medaglia d’oro ai presidenti delle città autonome, Juan Jesús Vivas Lara e Juan José Imbroda.

Ma non bastano programmi e intese, la destra teme anche per la regolarità delle urne. Lo ha detto a chiare lettere Abascal, quando ha sottolineato che «in questo momento, non mi fido assolutamente di nulla di ciò che Pedro Sánchez potrebbe fare». Il riferimento è al sistema-Sanchez, che secondo le opposizioni ha fino ad oggi impedito ben più gravi danni giudiziari.

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