Per decenni Stati Uniti e Canada condividono il confine non militarizzato più lungo del mondo, un sistema integrato di difesa e una delle relazioni commerciali più salde del pianeta, all’insegna del comune concetto geopolitico di “Nord-America”. Tutto questo non basta più: il Canada si prepara persino all’eventualità di dover difendere il proprio territorio dagli Stati Uniti Donald Trump.
A confermarlo è stato il primo ministro canadese Mark Carney, che in un’intervista al New York Times, ha ammesso di aver preso in considerazione la possibilità di un’azione militare statunitense contro il Canada. Interrogato sulle ripetute dichiarazioni di Trump, Carney ha spiegato di considerare l’ipotesi un rischio remoto, ma non per questo trascurabile.
Le parole di Carney arrivano dopo mesi di tensioni diplomatiche e commerciali, ma soprattutto dopo le rivelazioni pubblicate a gennaio da The Globe and Mail. Secondo quanto riferito da due alti funzionari governativi, le Forze armate canadesi hanno elaborato un modello teorico di invasione statunitense, il primo di questo genere in circa un secolo.
Secondo le fonti citate dal quotidiano canadese, l’enorme superiorità militare degli Stati Uniti consentirebbe alle loro forze di sopraffare le principali posizioni strategiche canadesi nel giro di una settimana, potenzialmente anche in appena due giorni. Il Canada non dispone del numero di militari né delle attrezzature sofisticate necessarie per respingere un attacco convenzionale da sud. Pertanto, le forze di Ottawa hanno previsto una risposta non convenzionale in cui piccoli gruppi di militari irregolari o civili armati ricorrerebbero ad imboscate, sabotaggi, guerra con droni o tattiche mordi e fuggi.
Il modello si ispira anche alle tattiche utilizzate dai mujaheddin afghani nei loro attacchi fulminei contro i soldati russi durante la guerra russo-afghana del 1979-1989. Si tratta delle stesse tattiche impiegate anche dai Talebani durante la war on terror americana.
Nel gennaio 2025 Trump aveva escluso il ricorso alla forza militare per annettere il Canada, lasciando invece aperta la possibilità di utilizzare la pressione economica. Da allora, tuttavia, i rapporti bilaterali hanno attraversato una fase di crescente conflittualità, alimentata dalle controversie commerciali e dalle dichiarazioni del presidente americano.
La cooperazione militare tra i due Paesi, tuttavia, non si è interrotta. Ottawa e Washington rimangono partner della NATO e condividono la difesa aerospaziale del Nord America attraverso il NORAD. Proprio questa integrazione rende particolarmente significativa la decisione canadese di prendere in considerazione anche un’eventuale aggressione statunitense.
L’ipotesi di invasione resta remota, ma il deterioramento delle relazioni economiche e diplomatiche ha già spinto Ottawa a riconsiderare il proprio rapporto di dipendenza dagli Stati Uniti. Anche alcune scelte nel settore della difesa sono finite sotto esame. Il governo canadese sta valutando alternative all’acquisto dell’intera flotta prevista di caccia americani F-35 e ha affrontato la questione della dipendenza dal sistema satellitare Starlink di Elon Musk.
