Il recente verdetto delle urne a Berlino, che ha visto l’affermazione elettorale della Linke, capeggiata dalla candidata musulmana di origini turche Elif Eralp, fa piombare la Capitale tedesca in una serie interrogativi drammatici sulla tenuta democratica e sulla sicurezza nazionale. Dietro la vittoria della sinistra radicale, infatti, si cela una deriva ideologica che rischia di spalancare le porte della politica cittadina al radicalismo islamico.
A lanciare il primo allarme, prendendosene la responsabilità civile e politica, è Güner Balci, esponente della Spd, quindi lo storico partito socialista tedesco, e delegata all’integrazione del quartiere di Neukölln, da anni in prima linea nel denunciare la compenetrazione tra gli ambienti dell’estremismo e politica berlinese. La sua riflessione affidata al quotidiano Welt è un’analisi impietosa dell’opportunismo dei vincitori delle elezioni perché, spiega Balci, “non è un caso che i presunti sostenitori del terrore si sentano a proprio agio a Neukölln. Negli ultimi decenni le reti di Hamas e del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, entrambe organizzazioni terroristiche responsabili dei massacri del 7 ottobre 2023 in Israele, hanno strutturato un forte sodalizio non solo a Berlino”.
Secondo Balci, si è trattato di un’infiltrazione facilitata da una precisa contiguità d’area, perché “nella capitale questi gruppi hanno trovato una casa politica nel partito Die Linke e in settori della Spd e dei Verdi. Per la Germania questo significa soprattutto una cosa: violenza”. Non sono ipotesi aleatorie quelle di Balci, perché ci sono le indagini della Procura federale sui progetti eversivi sventati nel 2025: un piano terroristico che prevedeva un attentato contro la comunità ebraica nel secondo anniversario del 7 ottobre, da compiersi con fucili d’assalto AK e centinaia di munizioni. Una delle consegne d’armi era stata individuata proprio a Neukölln, a ridosso della sede dell’associazione Palästinensische Gemeinde Deutschland e.V., sciolta repentinamente all’emergere dell’inchiesta per evitare il ban d’ufficio. Ma, sottolinea Balci, anche se “il locale non c’è più, gli attori di Hamas sono rimasti”. E questo rende ovviamente l’organizzazione più fluida e di difficile contenimento.
Si tratta di uno scenario preoccupante per Berlino ma, in generale, per la Germania e per l’Unione europea intera, che secondo Balci non viene adeguatamente stigmatizzato dalla Linke. Durante la campagna elettorale, Eralp ha partecipato a un evento in una moschea già nota per aver ospitato Majed Al-Zeer, figura colpita da mandato di cattura per contiguità a Hamas. E nonostante le contestazioni del capolista liberale della Fdp, Christoph Meyer, che ha esibito pubblicamente le prove fotografiche dei legami tra l’imam del luogo e i quadri dell’organizzazione terroristica, sia la Eralp sia i rappresentanti presenti di Verdi e SPD hanno preferito glissare. “È noto che la Linke sia stata votata da molti giovani, ma probabilmente Eralp non avrebbe mai raggiunto un risultato così eclatante senza i voti degli antisemiti tra i migranti”, ha proseguito la delegata per l’integrazione, che ha ricordato gli interventi di Eralp su Al-Jazeera. Quel che emerge dalle parole di Balci è uno scenario molto pericoloso in cui la tolleranza verso le frange radicali in cambio di voti, avviene a scapito della sicurezza della nazione e della convivenza civile. Una situazione fin troppo familiare anche nel nostro Paese.
