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Politica estera

Xi e Trump: “Con lo scontro perdiamo tutti”. Ma su Taiwan e Iran il Dragone alza la voce

Il presidente americano accoglie in pompa magna il leader cinese a 11 anni dall’ultima visita negli Usa: “Grande amicizia e rispetto reciproco”. Resta la distanza sui dossier scottanti. Pechino: “No all’indipendenza dell’isola” e ritorno al memorandum di giugno coi pasdaran

epa13261557 US President Donald J. Trump (R) greets President Xi Jinping (L) of The People�s Republic of China in front of the Grand Staircase in the Grand Foyer of the White House in Washington, DC, USA, 24 September 2026. EPA/Annabelle Gordon / POOL

«Rispetto reciproco» e «grande amicizia» sono le parole del padrone di casa, Donald Trump. «Collaborazione», «coesistenza pacifica» e «stabilità strategica» le espressioni usate dall’ospite d’eccezione, Xi Jinping. A sentirli così, nulla lascerebbe immaginare che a parlare siano i leader delle due superpotenze globali in competizione fra loro su quasi tutti i dossier scottanti: sicurezza, tecnologia, intelligenza artificiale e commercio. Miracolo della diplomazia, che ieri ha visto approdare alla Casa Bianca il leader cinese più potente dai tempi di Mao, in una storica visita a 11 anni di distanza dall’ultimo viaggio negli Usa, quando al comando - era il 2015 - c’era Barack Obama.

Trump e Xi si erano visti l’ultima volta a maggio, a Pechino, dove il presidente americano aveva ricevuto un’accoglienza sfarzosa e solenne. Che ieri il tycoon ha ricambiato, rilanciando, come nel suo stile. Onori militari all’aeroporto della Joint Base Andrews, come non succedeva dal 1962 nei confronti di un leader straniero.

Poi tappeto rosso alla White House, alla presenza delle rispettive «first ladies», Melania e Peng Liyuan. E ancora il bilaterale allo Studio Ovale e infine la cena di Stato nella East Room, evento da 2.200 miliardi di dollari, rimarca Forbes, calcolando la somma dei patrimoni dei commensali, da Musk a Bezos da Zuckerberg a Huang. A oliare il tutto, l’annuncio del segretario al Tesoro Usa, Bessent: Stati Uniti e Cina hanno concordato di estendere di due mesi, fino al 10 gennaio, la tregua commerciale di un anno. E in segno di amicizia, Pechino recapiterà allo zoo di Atlanta due panda giganti nei prossimi giorni.

Cooperazione, amicizia, rispetto sono le parole che rimbalzano fra i due leader durante i discorsi ufficiali e nel bilaterale che li ha seguiti. Con Donald che parla di «grande incontro», di «enormi passi avanti» e si dice convinto che Stati Uniti e Cina potranno ottenere ulteriori «grandi risultati» se si «concentreranno sugli interessi comuni». «Le decisioni prese oggi possono promuovere la pace per decenni», sottolinea il leader statunitense.

Il cinese Xi spiega di essere a Washington non solo per coltivare questa amicizia ma anche per «espandere la cooperazione». Al di là degli alti ideali, sono le questioni commerciali che preme affrontare, insieme ai conflitti forieri di instabilità.

Il leader cinese fa riferimento alla «trappola di Tucidide», secondo cui una potenza emergente e una egemone sono destinate a scontrarsi, una teoria che per Xi «può essere superata» con un «dialogo costante» tra i due eserciti e il «miglioramento dei meccanismi di comunicazione e prevenzione delle crisi». Poiché dallo scontro «si perde entrambi». Ma su Taiwan Xi va dritto al sodo ed esorta gli Stati Uniti a una posizione a suo dire «corretta», che per Pechino è il «no all’indipendenza dell’isola».

Quanto all’Iran, il leader cinese invita a «risolvere la questione con il dialogo e i negoziati il prima possibile» e chiede di tornare al memorandum di Islamabad di giugno, in linea con la posizione dei pasdaran. Sulle questioni economico-commerciali: il leader di Pechino si augura di «ridurre la lista dei problemi» e ricorda come la Cina tenga «le sue porte spalancate» alle aziende americane «che desiderano investire e fare affari» e si augura che negli Usa avvenga lo stesso. Competizione sì, ma «sana ed entro certi limiti» spiega il presidente cinese, che invita 100mila giovani americani a visitare la Cina per scambi e studi nei prossimi cinque anni. Infine la sfida del futuro, l’intelligenza artificiale. Xi non mostra dubbi: «Cina e Usa devono garantire che si sviluppi sotto il controllo umano». Ottimi propositi, da testare alla dura prova della realtà.

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