C’è chi finisce in carcere, chi sparisce nel nulla. C’è chi si distrae al punto da cadere da una finestra o da un balcone e chi viene avvelenato. E c’è poi chi viene brutalmente assassinato alla prima occasione utile. In Russia funziona così. Basta dire quello che si pensa, quando quello che si dice, con libertà, quasi sempre risulta contrario a quello che piace al regime. Per questo sono quasi certi che Andrei Klepach abbia le ore contate. Il capo economista di Vnesheconombank, una delle principali banche statali russe, è stato cacciato dopo aver dopo aver lanciato l’allarme riguardo a una guerra di logoramento che la Russia non può più permettersi e adesso ha un bersaglio sulla schiena grande come il Cremlino. Al tempo stesso, il vice presidente del partito di opposizione russo Yabloko Lev Shlosberg, è stato condannato a undici anni e un mese di detenzione in una colonia penale, con l’accusa di aver «screditato l’esercito e aver diffuso false informazioni sulle forze armate russe». Proprio mentre la Corte Suprema di Mosca respingeva il ricorso presentato dall’unico partito pacifista russo messo al bando nei giorni scorsi. Se due indizi fanno una prova, allora si conferma che dalle parti del Cremlino nervosismo e malumori sono ai massimi, tanto da far (ri)partire le purghe. E dato che gli oppositori sono quasi inesistenti, si colpisce anche chi si azzarda soltanto a esprimere un pensiero non allineato.
Ovviamente, quel che filtra dal Cremlino è che Klepach si sia volontariamente dimesso ma il Moscow Times rivela che il 67enne economista sia stato licenziato su «ordine delle autorità». Particolarmente attive in questo momento in cui la situazione per la Russia non è esattamente felice, nonostante le quinte colonne sparse qua e là in Europa la descrivano come una sorta di paese del bengodi. Del resto l’economista sapeva cosa rischiava quando, durante un evento della Borsa di Mosca, aveva messo in dubbio la capacità di resistenza del suo Paese. «Non vinceremo la competizione in questa guerra di logoramento - ha detto qualche settimana fa - L’economia ucraina invece non è crollata e non crollerà». Non solo, l’economista aveva di fatto avvisato che la Russia sarebbe implosa se non avesse chiuso rapidamente la guerra in Ucraina. Basta e avanza per essere cacciato e temere, non poco, per la propria sopravvivenza.
Nel frattempo non è andata meglio a Lev Shlosberg, numero due di Yabloko, spedito in una colonia penale per undici anni e un mese. Tra le sue ignobili colpe, quella di aver chiesto un cessate il fuoco immediato in Ucraina e aver spinto per un negoziato di pace. Blasfemia a Mosca, là dove sarebbe stato Putin in persona a ordinare la messa al bando di Yabloko che si ostinava a chiedere la fine del conflitto. Un bando che, ovviamente, ieri è stato confermato dalla Corte Suprema dopo il ricorso del movimento. Una tragica farsa illiberale. La democrazia in Russia è questa roba qui.
