Sergei Lavrov lancia una durissima invettiva all’Occidente dal podio delle Nazioni Unite, e assicura che la Russia raggiungerà i suoi obiettivi in Ucraina «a prescindere dalle circostanze». Il ministro degli Esteri di Mosca attacca duramente l’Europa e gli Stati Uniti nel suo discorso all’Assemblea Generale dell’Onu, sottolineando che «nel tentativo di contenere la Russia, gli Usa hanno distrutto l’architettura di sicurezza europea e instaurato a Kiev un regime russofobo». «Pur consapevole dell’inutilità di tale strategia, l’Europa fa di tutto per ostacolare i negoziati di pace a cui l’amministrazione di Donald Trump è interessata - prosegue - L’Occidente inonda di armi il regime ucraino, fornendo a Kiev droni e missili utilizzati per colpire civili e infrastrutture civili. Mira a infliggerci una sconfitta strategica, ma arriveranno a un vicolo cieco strategico». A suo parere, è soprattutto il Vecchio Continente ad opporsi sistematicamente ai piani di pace in Ucraina, in controtendenza rispetto alla posizione di Washington. In ogni caso, ha garantito che «gli obiettivi dell’operazione militare speciale saranno raggiunti, la minaccia alla sicurezza russa sarà eliminata e tornerà una vita pacifica». Gli strali del capo della diplomazia di Mosca, tuttavia, non si fermano alla guerra in un Ucraina. «L’Occidente continua a usare la forza bruta per agire in modo imprevedibile, per intraprendere ogni sorta di impresa, mettendo a rischio la vita e la prosperità di milioni, se non miliardi, di persone sul nostro pianeta. Come ha detto il presidente Putin, la dittatura di un egemone sta sfuggendo di mano. È pericoloso per tutti gli altri», sottolinea. E sul Medioriente, assicura che «la Russia, insieme ad altri Paesi responsabili», è pronta a contribuire in modo costruttivo alla stabilizzazione di questa regione strategicamente importante: «Siamo convinti che sia giunto il momento di risolvere la questione principale in Medioriente, garantendo la statualità palestinese sulla base delle innumerevoli risoluzioni delle Nazioni Unite».
Ieri Lavrov ha incontrato al Palazzo di Vetro il suo omologo tedesco, Johann Wadephul, per il primo colloquio con un capo della diplomazia di Berlino dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina (l’ultimo era stato nel gennaio 2022, meno di un mese prima della guerra, con Annalena Baerbock). Il clima tra Berlino e Mosca nelle ultime settimane è particolarmente teso: la Germania ha accusato la Russia di aver orchestrato un tentativo di attacco con droni all’aeroporto di Lipsia, e i due Paesi hanno ordinato la chiusura dei rispettivi consolati. Il bilaterale di sabato si è svolto a porte chiuse, e non sono emersi dettagli, ma è molto probabile che la questione ucraina sia stata al centro dell’agenda. Il presidente americano, da parte sua, sostiene secondo Bloomberg che «forse Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky raggiungeranno un accordo prima del pieno inverno». Mentre un gruppo bipartisan di senatori chiede al tycoon di ritirare l’invito al G20 allo zar del Cremlino. «Putin ha la responsabilità di aver lanciato l’aggressione contro l’Ucraina. Consentirgli di partecipare al G20 negli Stati Uniti solleva serie preoccupazioni sul legittimare e normalizzare un governo che attacca obiettivi civili tutti i giorni», affermano in una lettera indirizzata al comandante in capo. Intanto in Ucraina proseguono gli attacchi russi. Zelensky ha chiesto a Trump di applicare contro Mosca il cosiddetto Lindsey Graham Act, la legge che prevede nuove misure sanzionatorie contro la Russia e i Paesi che sostengono finanziariamente la guerra. In un post su X, Zelensky sollecita pure il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a imporre ulteriori sanzioni.
