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Politica estera

Trump dice no alla tregua e fa suo (sulla carta) Hormuz. L’Iran apre agli ispettori

Il tycoon chiude al cessate il fuoco proposto da Teheran: pronto a riprendere i raid dopo il voto di “midterm”. E sui social pubblica la mappa dello Stretto col suo nome

US President Donald Trump walks to the White House after stepping off Marine One in Washington, DC, on September 26, 2026. US President Donald Trump returned from Knoxville, Tennessee, after attending the Tennessee/Texas college football game. (Photo by Alex WROBLEWSKI / AFP)

Donald Trump ha respinto la proposta dell’Iran per un cessate il fuoco di sette giorni e ha riferito ai suoi collaboratori di prevedere una ripresa dei bombardamenti contro la Repubblica islamica dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. L’attuale posizione di Trump indica che la fase del conflitto, una sorta di limbo tra guerra e pace, rischia di pendere nuovamente verso le ostilità. Tuttavia, il presidente, che ha proclamato la vittoria fin dai primi giorni di questo scontro durato sette mesi, alterna la ricerca della diplomazia all’ordine di attacchi aerei e all’inasprimento delle sanzioni contro l’Iran.Le sue opinioni attuali potrebbero cambiare man mano che il conflitto si trascinerà nelle prossime settimane, hanno affermato i funzionari al Wall Street Journal, e potrebbero essere influenzate dai risultati delle elezioni di metà mandato. Non è stato possibile stabilire l’entità degli attacchi presi in considerazione da Trump. Il presidente è riluttante a riprendere operazioni di combattimento su larga scala in parte perché gli Stati Uniti vogliono conservare le scorte di munizioni, in via di esaurimento, per altre eventuali emergenze.L’Iran attendeva una risposta di Washington alla sua proposta di riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine ai combattimenti nel conflitto in Medioriente, e questa è arrivata. L’Iran ha presentato l’iniziativa all’Assemblea Generale dell’Onu a New York. Venerdì, alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato ai giornalisti che se l’accordo proposto fosse stato accettato, le parti in conflitto avrebbero potuto avviare negoziati più ampi «su argomenti concordati reciprocamente». Ciò avrebbe potuto includere discussioni sul programma nucleare iraniano. Tale piano richiedeva agli Stati Uniti di revocare il blocco dei porti iraniani, sbloccare i fondi congelati e rimuovere le sanzioni petrolifere, ha spiegato Araghchi. Intanto funzionari della difesa di Turchia e Pakistan, entrambi partner in un patto di difesa congiunto con l’Arabia Saudita, si sono incontrati venerdì a Riyadh per esaminare la situazione della sicurezza e discutere di cooperazione in materia di intelligence e coordinamento militare, ha dichiarato il ministero della Difesa saudita in un comunicato.Il comunicato è giunto un giorno dopo l’incontro tra i ministri degli Esteri saudita, pakistano e turco nell’ambito dell’Accordo di difesa congiunta della Mecca. In un’intervista alla Cbs News, nel frattempo il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che l’Iran potrebbe consentire il ritorno degli ispettori nucleari dell’Onu nel Paese. «Se vogliono venire ed effettuare ispezioni possiamo trovare accordi su questo dossier in particolare durante i negoziati». Pezeshkian ha quindi ribadito la posizione di Teheran sul suo controverso programma nucleare.«Lo sviluppo di armi atomiche è haram (è vietato) dal punto di vista religioso, non dal punto di vista legale», ha rimarcato. E, ha aggiunto, che «anche se alcuni in Iran potrebbero essere spinti a sviluppare armi nucleari, parlando da un punto di vista religioso non sarebbe loro concesso di seguire questo percorso».Il tycoon in risposta, ha postato una foto in cui Hormuz è lo «Stretto di Trump». Nei giorni scorsi, il presidente americano aveva affermato: «Stiamo vincendo la guerra», «controlliamo lo Stretto di Hormuz», «dovrò pur ricavarci qualcosa».


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