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Politica estera

Donald-Xi, amicizia con interessi. Senza un vero padrone

Accordi commerciali e dialogo sull’IA. Ma sui temi più delicati c’è ancora distanza

President Donald Trump, center right, shakes the hand of China's President Xi Jinping as first lady Melania Trump, right, and China's first lady Peng Liyuan, left, watch as they arrive at the National Archives Museum, Friday, Sept. 25, 2026, in Washington. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Tre giorni a Washington tra strette di mano, bilaterali e cene di gala. E la promessa di rivedersi al vertice Apec di Shenzen a novembre e al G20 di Miami a dicembre. A Donald Trump piace ritenere quella con Xi Jinping un’amicizia personale molto importante. Ma un conto è la sintonia tra due leader, un altro è una «special relationship» tra due paesi (come quella tra gli Stati Uniti e il Regno Unito). In realtà le due superpotenze hanno bisogno di coesistere trovando, nelle parole del leader cinese, «un nuovo modello di convivenza».Ma se Cina e Stati Uniti hanno bisogno l’uno dell’altro, possiamo dire che c’è un vincitore da questo summit? Difficile rispondere. Senz’altro Trump ha riservato a Xi un’accoglienza solenne, cercando di ignorare i malumori dei repubblicani e della base Maga. Eppure lo sfarzo e le riviste militari nascondono un messaggio insidioso: Donald ha bisogno di Pechino e cerca di persuaderlo riservandogli un’accoglienza degna di un capo di Stato di pari livello.I dossier cari al tycoon non mancano: commercio, Iran, Taiwan, IA... Eppure i risultati sono ambigui. Tra le poche certezze la proroga fino a gennaio della tregua commerciale tra le due sponde del Pacifico, ma ancora mancano i dettagli sugli accordi commerciali annunciati. Unica eccezione l’impegno a ridurre i dazi su 30 miliardi di dollari di «beni non sensibili». Nessun passo avanti invece sulle terre rare (di cui Pechino detiene il monopolio in riserve e lavorazione). Insomma, le questioni commerciali vengono rinviate al 2027 o a qualche altro bilaterale tra i due leader. Sulla crisi mediorientale l’amministrazione Usa ha definito «inaccettabile» ogni aiuto cinese all’Iran (paese fornitore di petrolio al Dragone), ma senza garanzie che Pechino cessi il supporto logistico e di intelligence a Teheran. Anche su Taiwan non ci sono stati sviluppi. Xi voleva una presa di posizione netta di Washington contro l’indipendenza dell’isola. Trump dice solo che il tema «è emerso durante i miei colloqui con Xi. Non ne abbiamo parlato più di tanto. Lui capisce perfettamente come la penso». Tradotto: le distanze restano. Forse l’unico risultato concreto è la decisione di creare una linea diretta tra le due superpotenze in caso di pericoli derivanti dall’intelligenza artificiale, una replica moderna del telefono rosso tra Washington e Mosca durante la guerra fredda. Ma questo non nasconde la competizione spietata tra le due superpotenze nella corsa all’IA, fatto che Trump ha rimarcato invitando alla cena di stato tutti i Ceo dell’High Tech (Altman, Bezos, Musk, Zuckerberg & C.).E mentre Xi riparte, dalla Cina è in arrivo il dono per gli Usa: una coppia di panda giganti per lo zoo di Atlanta. Gioia per i più piccoli, ma non per Donald che puntava a risultati più concreti a poco più di un mese dalle elezioni di midterm dove rischia di arrivare azzoppato da inflazione, caro carburanti e crisi in Iran. Così il tycoon sembra voler scaricare la sua frustrazione sui giornalisti della Cnn, ancora esclusi dal seguire il presidente nonostante il reintegro stabilito da un giudice federale. «Le fake news non dovrebbero essere ammesse alla Casa Bianca!!! Perché dovrebbe essere consentito l’accesso a un luogo sacrosanto a chi diffonde fake news?» scrive su Truth, dopo aver impedito ai loro reporter di salire sull’Air Force One per seguirlo a Knoxville nel Tennessee.


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