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Politica estera

Sánchez dallo sfratto agli sfrattati. Assist dei giudici su Puigdemont

Il premier spagnolo dimissionario approva i provvedimenti che lo hanno fatto cadere per sfruttare la protesta di piazza. Il leader dei catalani può rientrare in patria (e tornare a sostenerlo)

epa13285209 People stand at the protest encampment over the housing crisis at the Puerta del Sol, in Madrid, Spain, 06 October 2026. The eviction of an 87-year-old woman from her rental home after 70 years on 23 September 2026 prompted people across the country to take to the streets to protest the ongoing housing crisis. The government plans to reapprove the housing decrees on 06 October, so they can be submitted to the Permanent Council. EPA/Victor Lerena

La campagna elettorale l’ha cominciata nel momento stesso in cui ha rassegnato le dimissioni, attaccando le opposizioni, rivendicando le sue azioni e minimizzando gli errori commessi. Ignorando, di fatto, gli scandali che lo hanno travolto negli ultimi anni. E ieri, nella sua rincorsa a Pp e Vox che i sondaggi danno per trionfatori alle elezioni del 29 novembre, Pedro Sánchez ha incassato due vittorie, seppur parziali. Prima ha fatto approvare dal governo dimissionario due nuovi decreti sulla casa che ricalcano quelli bocciati venerdì dando via alla crisi. Poi ha incassato la revoca del mandato d’arresto contro Carles Puigdemont, il leader catalano che da scomodo alleato (e traditore sul voto per la casa) potrebbe tornare a essere una sponda per i socialisti.

Al primo punto della sua campagna c’è la voglia di cavalcare la protesta di piazza e l’ira contro la bocciatura dei decreti per la casa. Detto e fatto. Proroga fino a due anni dei contratti d’affitto per chi è in regola con i pagamenti, prestiti senza interessi fino a 50 mila euro per chi compra la prima casa, sgravi ai piccoli proprietari che affittano a canone accessibile, 280 milioni per l’edilizia industrializzata e 400 per gli alloggi a prezzi calmierati. In due giorni, tutto nero su bianco. «Non permetterò un altro sfratto come quello di Maricarmen», ha detto il premier uscente cercando di sfruttare al meglio la situazione. Con le Camere sciolte infatti, i decreti dovranno passare dalla «Deputazione permanente», dove la maggioranza è uguale a quella del congresso che li aveva bocciati. «Se la maggioranza del Parlamento volta le spalle ai cittadini, devono essere i cittadini a scegliere», ha attaccato Pedro, che da qui a fine novembre le proverà tutte per proporsi alla Spagna come l’hombre del pueblo, quello che sta dalla parte dei cittadini più deboli e delle minoranze.

Del resto già nelle passate tornate elettorali, Sánchez si è dimostrato maestro delle rimonte inaspettate ma soprattutto degli inciuci di palazzo e delle alleanze fantasiose. Su tutte, quella con il leader degli indipendentisti catalani Puigdemont, per cui varò un amnistia poco più che ad personam, salvo poi incassare il veto della suprema corte prima e il tradimento dei catalani in Aula poi. Ma da ieri, i già pentiti separatisti, possono ricontare sul loro rappresentante. Puigdemont infatti può rientrare in Spagna dall’esilio in Belgio, dove era riparato per evitare il carcere. Revocato il mandato d’arresto a suo carico dopo la folle e inutile dichiarazione di indipendenza catalana del 2017. Per i giudici, l’amnistia voluta da Sánchez nel 2024 copre anche la malversazione di fondi pubblici, l’ultimo reato che gravava su di lui per cui era stato presentato ricorso da lui e dai suoi ex consiglieri Toni Comín e Lluís Puig. «Abbiamo deciso di andare in esilio per fare politica e non ci siamo fermati finché non ci siamo assicurati che anche il nostro ritorno avesse un significato politico», ha detto Puigdemont da Waterloo dove ha trovato rifugio, senza però sbilanciarsi sul suo ritorno a Barcellona, tecnicamente da ieri possibile. «La sentenza mette fine a nove anni di repressione, sconfitti i poteri pubblici che impedivano applicazione dell’amnistia», ha detto specificando poi che «l’amnistia in sé non è la soluzione del conflitto politico, poiché se pone fine alla repressione, non pone fine all’aspirazione indipendentista».

Non esattamente un partner affidabile colui che fuggì in piena notte all’arresto della Guardia Civil e che ora, una volta salvato, rivendica tutto. Ma Sánchez si aggrappa a tutto e tra scandali ignorati, problemi innegabili e populismo militante, non può far certo lo schizzinoso. Per la poltrona, vale questo e altro.