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Politica estera

“Se ne resti in vacanza…”. Adesso anche i socialisti di Ceuta scaricano Sanchez

Il premier spagnolo è sotto attacco da parte dei membri del suo stesso partito presenti nell’exclave fin dall’inizio dell’invasione

Da quando Ceuta è stata invasa, ormai un mese fa, il partito socialista locale ha “abbandonato” Pedro Sanchez. Il suo atteggiamento non è piaciuto ai compagni di partito che hanno vissuto sulla propria pelle l’invasione dei migranti e le ripercussioni sulla popolazione. Già dalle prime ore gli esponenti ceutì del Psoe si sono smarcati dal Madrid che cercava di minimizzare l’accaduto e ancora oggi non mancano le critiche per il premier, ormai delegittimato dagli spagnoli, che non gli perdonano la gestione troppo leggera di un’emergenza così grave.

“Per quello che ha detto, è meglio che resti in vacanza. Perché se deve venire qui a insultarci tutti noi ceutí e a prendersi gioco di tutti noi, quando qui sono rimaste più di 10.000 persone, abbiamo un livello di insicurezza che non abbiamo mai avuto in vita nostra, aggressioni alle nostre forze e ai corpi di sicurezza dello Stato, aggressioni all’esercito, attacchi, furti, stupri, e che venga il presidente dopo un mese a dirci che sono rimaste 5.000 persone, che tutto quello che abbiamo subito per l’invasione da parte del Marocco sia stato per le bufale dei social network, allora che resti pure in vacanza”, ha dichiarato Melchor León, deputato socialista e vicepresidente dell’Assemblea di Ceuta a fronte delle recenti dichiarazioni del governo spagnolo, secondo il quale c’è stata disinformazione israeliana e russa.

Nel frattempo i media spagnoli riferiscono che i servizi di intelligence di Madrid considerano “probabile”, fino al 60 per cento, un aumento nei prossimi mesi di “azioni ostili” contro Ceuta e Melilla nella cosiddetta “zona grigia”, uno “spazio strategico i cui confini sfumati spaziano da una situazione di pace e normalità fino allo scontro aperto”. Risulta, invece, molto meno probabile (ma non del tutto esclusa) un’azione militare marocchina contro le due exclave spagnole in Nord Africa. Tra le possibili forme di pressione figurano cyberattacchi, disinformazione, sabotaggi e l’uso strumentale dei flussi migratori, con l’obiettivo di creare tensione e destabilizzare la situazione, senza arrivare a un conflitto aperto. Le fonti dell’intelligence considerano inoltre credibili le immagini di gendarmi marocchini che avrebbero favorito il passaggio di migranti il 30 e il 31 luglio alle frontiere: immagini che dimostrerebbero, secondo quanto riportato, il coinvolgimento di “istanze superiori”. Il che smentisce la posizione spagnola di assoluta difesa del Marocco e le lodi spese dopo l’invasione.

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