Disponibilità per governare in Sassonia, ma il colpo grosso è in direzione di Berlino. Il giorno dopo dello storico trionfo di Alternative für Deutschland nell’elezione del land orientale (denso di operai e ceto medio), la co-leader Alice Weidel dice apertamente ciò che tutti sanno da tempo, ovvero da quando il partitino di protesta e ultradestra raccoglieva consensi non a doppia cifra.
«Il mio obiettivo dichiarato è quello di ampliare significativamente il divario con gli altri partiti nel più breve tempo possibile e portarlo ad almeno il 40% entro le prossime elezioni federali», ha affermato. La tocca piano e il leit motiv è cambiamento, parola che i tedeschi hanno sperimentato negli ultimi anni sulla loro pelle purtroppo riguardo alla crisi dell’automotive che ha spazzato migliaia di posti di lavoro e che potrebbe trovare un seguito nelle urne. «L’elezione ha mostrato che le persone si aspettano un cambiamento politico. Le persone in questo paese non lo vogliono più così com’è». E ancora: «Nessun cancelliere prima d’ora è stato così impopolare come Friedrich Merz, che è diventato un grave ostacolo allo sviluppo della Germania», ha aggiunto attaccando a testa bassa l’attuale capo dell’esecutivo.
Il riferimento è a temi attualissimi, come immigrazione clandestina, frontiere aperte, tassi di criminalità alle stelle tra i cittadini stranieri, rimpatri rifiutati, «politica energetica disastrosa che porta ai prezzi dell’energia più alti al mondo e una deindustrializzazione dilagante che sta spezzando le fondamenta della Germania». Insomma, se non è un programma elettorale già pronto per la diffusione virale sui social, poco ci manca. Ma Weidel, arguta e sottile, ha dimostrato di voler andare oltre la propaganda vittoriosa del giorno dopo e ha toccato anche altri temi di ampio respiro: ha citato le tasse troppo elevate e il deterioramento del sistema scolastico, ha rassicurato gli stranieri regolari che lavorano e che già si trovano su suolo tedesco, insomma ha iniziato a calibrare con goniometro e tattica virgole e accenti verso le elezioni politiche del 2027, con l’obiettivo di mobilitare le sacche di non voto e provare a conquistare fette di elettori socialisti e democristiani delusi.
L’altro co-leader, Tino Chrupalla, ha parlato di un chiaro mandato da parte degli elettori, chiedendo alla CDU di cambiare posizione nei confronti dell’AfD: «Il muro di separazione è stato bocciato a larga maggioranza«. Se la CDU dovesse persistere su questa linea, «a breve termine non ci sarà più una CDU nella Germania dell’Est», ha affermato. Merz? Con la sua «arroganza» nei confronti dei tedeschi dell’Est ha contribuito alla vittoria elettorale dell’AfD, è stato «il nostro miglior sostenitore durante la campagna elettorale». Tornando per un momento alle urne, Weidel le racconta così: «Li ringrazio, i nostri elettori, per la fiducia travolgente dimostrata ieri in Sassonia-Anhalt. Il nostro risultato da sogno si nutre dell’estremamente alta mobilitazione dei non votanti». Ma la notizia è che la maggioranza assoluta non l’ha conquistata nessuno, per cui gli scenari al momento sono realisticamente due: un’alleanza tra AfD e chi condivide quella piattaforma politica o nuove urne. Lo ha ribadito a chiare lettere il candidato leader dell’AfD, Ulrich Siegmund: «Non scenderemo a compromessi sui nostri principi e non ci tradiremo. Ma in caso di emergenza, si terranno semplicemente nuove elezioni. E allora avremo solo il 50 o il 55 per cento». Capito?
