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Politica estera

Spagna, 500mila in piazza per il diritto alla casa. Destre avanti nei sondaggi

A Madrid l’enorme mobilitazione che mette sotto pressione Sánchez. Il Pp, dato al 38%, con Vox (18%) avrebbe la maggioranza. E domani si decide sul voto

Proteste Migliaia di persone in piazza a Madrid per l'emergenza casa

Ha scelto Lanzarote quando Ceuta ad agosto bruciava. Ha preferito il silenzio quando sua moglie Begoña veniva mandata a processo, assieme ai suoi ex colonnelli. Ha annunciato le elezioni anticipate quando la gente, semplicemente, èl estaba pidiendo una casa. Pedro Sánchez ha perso il controllo della Spagna e lo dimostra, ancora una volta, l’imponente mobilitazione di ieri in varie piazze del paese, sfociata in disordini, richieste di alloggi, scontri con la polizia fino alla sospensione a causa (solo) della pioggia.

«Non è una questione di ideologia, ma di decenza», hanno urlato i manifestanti del sindacato degli inquilini protagonisti a Valencia di scontri con le forze dell’ordine che hanno usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Troppo forte la delusione per la bocciatura da parte del Congresso della conversione in legge dei due decreti sulla casa varati dal governo Sánchez: decisivi i voti contrari di Junts, che si è accodata alle opposizioni.

La crisi abitativa si risolve con una riduzione del 50% degli affitti, l’obbligo di contratti a tempo indeterminato e l’espropriazione delle case dai fondi speculativi, chiedono i manifestanti, che a Valencia hanno anche fatto irruzione in una conferenza immobiliare. La mobilitazione maggiore c’è stata a Madrid, dove in Plaza de Cibeles si sono riversate mezzo milione di persone secondo gli organizzatori (70mila secondo la delegazione governativa) dopo che quattro cortei si sono uniti da Plaza de España, dalla rotonda Emilio Castelar, dalla stazione di Atocha e dall’Hospital de la Princesa. Un fiume di protesta che si somma all’indignazione per gli scandali di corruzione che hanno caratterizzato il cerchio magico del premier socialista: sua moglie, suo fratello, tre altissimi papaveri del Psoe e l’ex premier Zapatero, che però fino a oggi non avevano impensierito il leader. Ma la casa no, non è un tema su cui gli spagnoli potevano soprassedere, soprattutto dopo lo sfratto di Maricarmen, la pensionata diventata icona di questa protesta dopo che era stata portata via di forza in carrozzella dalla propria abitazione, per un affitto aumentato del 250%.

Le opposizioni gongolano, forti di sondaggi che danno il Partito Popolare (38%) e la destra di Vox (18%) sopra il 50%, quindi in grado di raggiungere la maggioranza. Molto distanti gli altri partiti, con il Psoe sceso al 26% e sotto la doppia cifra le altre componenti della sinistra che però non mostrano di voler fare mea culpa. È il caso della vicepremier e ministra del Lavoro Yolanda Diaz, che si dice pronta alle elezioni anticipate, ma la decisione spetta «esclusivamente» al premier con un appello a prendere «in mano la democrazia, non vinceranno loro se la gente si mobilita». Stoccata inviata ai leader di Pp e Vox, Alberto Nunez Feijoo e Santiago Abascal, ma anche al portavoce di Junts al Congresso, Miriam Nogueras, accusandoli di rappresentare «le politiche della sofferenza e del dolore» e di «non avere cuore». Anche Podemos si ricorda di essere un partito di sinistra e annusando l’aria elettorale promette un decreto legge per ridurre i canoni di affitto e per porre fine alla speculazione sulla casa ed espropriare i fondi cosiddetti «avvoltoio». «Quello che la maggioranza sociale chiede è che si ponga fine alla speculazione e la questione urgente è farla finita con il business della casa», ha insistito Montero. Peccato non lo abbiano fatto fino a oggi.