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Politica estera

Svezia nel limbo, la sinistra non riesce a creare un governo: ora tocca al centrodestra

La vittoria di misura dei socialdemocratici non basta: Andersson getta la spugna

I socialdemocratici svedesi non sono in grado di formare un governo in seguito alle recenti elezioni. I quattro partiti di sinistra, guidati proprio dai socialdemocratici, avevano vinto di misura le elezioni del 13 settembre scorso con soli 3 seggi di differenza.

Lo ha annunciato la leader del partito Magdalena Andersson. “Alla luce delle discussioni che ho avuto, posso concludere che, allo stato attuale delle cose, non mi è possibile formare un governo”, ha annunciato in conferenza stampa.

Questo implica che il presidente del Parlamento affiderà questo incarico a un altro leader politico: fra i papabili, il premier conservatore uscente Ulf Kristersson. Questo passaggio, tuttavia, non garantisce la formazione di un nuovo governo. Nella sua lettera di dimissioni di giovedì, Kristersson, la cui alleanza di destra comprendeva anche i Democratici Svedesi, partito di ultradestra, ha a sua volta invocato “un’apertura costruttiva” tra i partiti per poter andare avanti.

Il negoziato si era presentato complesso da subito, dovendo mediare tra Socialdemocratici, Partito della Sinistra, Verdi e Partito di Centro. In particolare, il Partito della Sinistra aveva dichiarato che avrebbe sostenuto il governo solo se avesse ottenuto propri ministri. La decisione di Andersson è arrivata dopo che il Partito della Sinistra ha dichiarato nel fine settimana che avrebbe appoggiato un candidato alla presidenza del Parlamento proveniente dal partito rivale dei Moderati, cosa che, secondo Andersson, ha minato il suo tentativo di formare un governo.

Andersson, ex primo ministro, aveva dichiarato di avere grandi progetti per Stoccolma, fermamente decisa a riorientare la politica estera svedese e, soprattutto, a dare maggiore peso all’Unione Europea. Un’ambizione anche personale quella di essere una dei volti dei 27: la formazione di un nuovo governo le avrebbe permesso di essere una delle poche voci di sinistra tra i leader dell’UE, insieme alla danese Mette Frederiksen e al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez.

La guerra in Ucraina, nemmeno a dirlo, in cima alle sue priorità eventuali: Andersson era in carica al momento dell’invasione russa nel 2022 e ha ricordato le difficili dinamiche che si crearono durante le discussioni sulle sanzioni, quando l’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán sparigliò le carte all’interno del processo necessario al raggiungimento dell’unanimità. Anche per questo una delle sue linee di intervento avrebbe dovuto riguardare proprio i processi decisionali in seno all’Unione.

Ora resta difficile prevedere i tempi per la formazione di un nuovo esecutivo. Dopo le elezioni del 2022, ci vollero 37 giorni per formare un governo e ben 134 nel 2018.