Il segretario dell’Esercito Usa Dan Driscoll ha rassegnato le sue dimissioni a Donald Trump dopo mesi di tensioni con il capo del Pentagono Pete Hegseth. La conferma è arrivata anche dalla Casa Bianca. Il funzionario dovrebbe lasciare il Dipartimento della Difesa nei prossimi giorni dopo 18 mesi di incarico.
L’uscita di Driscoll lascia l’esercito americano senza un leader confermato dal Congresso in un momento in cui le forze armate americane sono impegnate su più fronti, in primis l’Iran.
“Il segretario Driscoll è stato molto efficace nel promuovere l’agenda del presidente, offrendo una leaders eccezionale durante operazioni militari storiche, riportando l’attenzione sulla prontezza operativa e contribuendo ai negoziati fra Russia e Ucraina”, ha detto la portavoce della Casa Bianca Anna Kelly al Wall Street Journal.
Driscoll e Hegseth non sono mai andati d’accordo. I loro primi screzi risalgono al 2025 quando il segretario dell’esercito entrò nell’ufficio di Hegseth proponendosi di organizzare una visita di Donald Trump e JD Vance con i militari.
Un’iniziativa che il capo del Pentagono non ha digerito: di fronte alla proposta, Hegseth aveva infatti alzato la voce, gli aveva ordinato di non intromettersi in cose non sue e gli aveva ricordato che il capo era lui.
In aprile Hegseth aveva rimosso il capo di Stato maggiore dell’Esercito, il generale Randy George, mentre a giugno il generale Christopher Donahue, comandante delle forze statunitensi in Europa e Africa, aveva lasciato inaspettatamente l’incarico. Driscoll era un alleato di George e aveva espresso rammarico per la sua uscita. Ad aprile, davanti al Congresso, aveva raccontato di aver accompagnato George a casa insieme alla famiglia dopo le sue dimissioni: “Gli abbiamo dato tutti un abbraccio”. Aveva tuttavia riconosciuto che spetta alla leadership civile scegliere i vertici militari.
Driscoll, è un veterano della guerra in Iraq, investitore nel settore tecnologico ma soprattutto è amico ed ex consigliere del vicepresidente JD Vance, ed è considerato vicino a quest’ultimo. Non solo. Rispetto ai predecessori gestiva dossier delicati. Nel 2025, ad esempio, è stato uno dei negoziatori nel complesso triangolo tra Usa, Russia e Ucraina per una risoluzione del conflitto in europa.
Era inoltre stato tra i principali sostenitori dell’accelerazione dello sviluppo di droni e sistemi anti-drone per adeguare le capacità dell’Esercito all’evoluzione della guerra moderna. La sua nomina, proposta da Trump nel 2024, era stata confermata dal Senato nel febbraio 2025 con 66 voti favorevoli e 28 contrari. La sua uscita segue quella di altri alti ufficiali rimossi o sostituiti da Hegseth, tra cui il capo della Marina statunitense.
