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Politica estera

Usa, rivoluzione El-Sayed. Vince il socialista pro Pal

Il progressista di origine egiziana si aggiudica le primarie per il Senato. La sinistra teme di perdere i moderati. I dubbi di Vance: “Vanifica il nostro lavoro”

Abdul El-Sayed arrives for a news conference at the Spirit of Detroit shortly after winning the Democratic nomination for U.S. Senate in Michigan, Wednesday, Aug. 5, 2026, in Detroit. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Dopo una sfida all’ultimo voto, le primarie democratiche in Michigan per un seggio al Senato incoronano il progressista Abdul El-Sayed, confermando lo slancio del movimento di sinistra che ha già sbancato in Colorado e a New York.

La sfida tra il 41enne, medico ed ex funzionario dell’amministrazione di Detroit, e la deputa moderata uscente Haley Stevens, sostenuta dall’establishment dell’Asinello, si è rivelato uno dei più duri delle primarie dem, e soprattutto ha rappresentato un banco di prova per il futuro del partito. El-Sayed, che ha condotto la sua campagna contro l’influenza dei grandi finanziatori e delle organizzazioni filo-israeliane nella politica americana, a novembre affronterà il repubblicano Mike Rogers, appoggiato da Donald Trump, e il seggio nello stato vinto dal tycoon nel 2024 è ritenuto di importanza fondamentale se i dem sperano di riconquistare la maggioranza al Senato. Dopo la vittoria, il neo candidato al Senato ha lanciato un appello a «ricostruire la coesione» all’interno del partito. «In casa si discute, ma fuori serve unità: sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono» ha detto. Appoggiato da diverse figure progressiste come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, El-Sayed ha costruito la sua campagna su un messaggio ispirato al sindaco socialista di New York Zohran Mamdani, e in vista della sfida con Rogers, sostiene che un candidato con un entusiasmo che arriva dal basso avrà maggiori possibilità di mobilitare i giovani e gli elettori della classe operaia. Molti dirigenti dem, tuttavia, temono che le sue posizioni progressiste possano allontanare gli indipendenti e i dem più moderati.

Secondo il presidente Usa i risultati in Michigan sono «un’ottima notizia per il partito repubblicano». Trump ha definito El-Sayed «uno sfigato comunista che odia gli ebrei e Israele» aggiungendo che «le folli politiche dei dem non faranno che peggiorare». Inoltre, ha pure approfittato per criticare le primarie parlando di «elezioni truccate» (in vista delle Midterm): «La contea di Wayne è una delle aree elettorali più corrotte degli Stati Uniti, se non del mondo intero. Roba da terzo mondo» ha scritto su Truth. Mentre il vicepresidente JD Vance ha detto: «Non vogliamo che il presidente El-Sayed tra tre anni vanifichi tutto l’incredibile lavoro che stiamo svolgendo».

Il risultato del voto rappresenta un duro colpo per l’American Israel Public Affairs Committee (Aipac), che ha guidato la campagna per sconfiggere il progressista sostenendo Stevens con oltre 30 milioni di dollari. E proprio la questione del supporto americano a Israele ha giocato un ruolo di primo piano nello scontro tra i candidati: Stevens è favorevole al mantenimento degli aiuti all’alleato e respinge le accuse di genocidio a Gaza. El-Sayed invece vuole la fine degli aiuti statunitensi e ha attaccato l’influenza dell’Aipac. Il risultato in Michigan avrà quindi implicazioni per le politiche dem sui conflitti in Medioriente.

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