Cambio ai vertici della Corte Penale Internazionale (Cpi). Gli stati aderenti al tribunale con sede a L’Aia nei Paesi hanno votato la rimozione dall’incarico di procuratore capo di Kharim Khan dopo le accuse di violenze sessuali mosse da due sue assistenti. Secondo Reuters, la decisione è stata approvata con scrutinio segreto da 82 dei 125 stati aderenti, 13 i voti contrari e 15 gli astenuti.
Per il pubblico italiano Khan era stato al centro della controversia che oppose il governo Meloni e la Cpi in merito al mancato arresto nel gennaio 2025 del generale libico Al- Masri, rimpatriato nel paese nordafricano con un volo di stato nonostante fosse ricercato dalla Cpi per reati di tortura nelle prigione libiche. Khan aveva accusato l’Italia di non aver dato seguito ad un mandato di arresto
che, in quanto paese membro della Cpi, era obbligata a rispettare. In risposta aveva presentato una richiesta formale per accertare eventuali inadempienze italiane, prima che il generale fosse arrestato e condannato da un tribunale libico.
Khan era noto anche per il ruolo nelle indagini sui crimini di guerra commessi da Israele durante l’invasione di Gaza. Nel 2024 avevo chiesto e ottenuto dalla Cpi mandati di arresto contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per le azioni dell’esercito di Tel Aviv all’indomani degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Analoga richiesta contro tre storici leader del movimento palestinese (Yahya Sinwar, Mohammed Deif e Ismail Haniyeh), poi assassinati da Israele.
Secondo il sito Axios,
il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar e le ambasciate dello stato ebraico in tutto il mondo nelle ultime settimane avevano condotto un’intensa campagna di lobbying per convincere quanti più stati possibili a votare a favore della rimozione o in alternativa astenersi. «La rimozione di Karim Khan ha messo a nudo la bancarotta morale di un procuratore corrotto - scrive su X Sa’ar - Si trattava di mandati di arresto politicizzati e oltraggiosi. Questi mandati non avrebbero mai dovuto essere emanati e dovrebbero essere revocati immediatamente».
