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Politica internazionale

Dubbi di Zampolli sul sondaggio Usa. L’ombra di Soros e delle lobby dem

L’inviato di Trump preso di mira da Report: “Il loro obiettivo è colpire Meloni e il rapporto con Donald”

"La verità sta emergendo: da lui solo attacchi politici. Ha fatto danni enormi, chiederò 5 milioni di euro"

Il sondaggio realizzato in America in cui compare il nome di Ranucci non è un caso. A parlarne per la prima volta a Il Giornale era stato lo stesso Valter Lavitola, oggi in carcere in quanto mandante dell’attentato contro il suo amico fraterno. Una ricostruzione che si può rinvenire anche nella richiesta di misura cautelare del Gip del Tribunale di Roma Iole Moricca, in cui sono riportate le conversazioni tra i due amici fraterni in merito alla realizzazione del sondaggio italiano per far arrivare Ranucci a Palazzo Chigi partendo da quanto avvenuto negli Usa.

Ma chi c’è dietro? Chi, oltreoceano, avrebbe interesse affinché Ranucci ricopra un ruolo come futuro leader del campo largo? A parlare con Il Giornale è Paolo Zampolli, l’inviato speciale del presidente Donald Trump che dopo aver scherzato sul fatto che certamente non fosse opera dei Repubblicani, spiega come «dietro il sondaggio che è stato fatto negli Stati Uniti per Ranucci c’è molto probabilmente una delle società che ha alle proprie spalle i finanziamenti della Open Society, quindi di Soros». E, secondo quanto riferiscono fonti vicine al fronte Repubblicano «bisognerebbe indagare sulla presenza o meno di legami che ha la trasmissione di Ranucci con Soros e quali siano i giri imprenditoriali di Lavitola negli Usa». Un settore, quello del carbon credit (su cui Lavitola avrebbe basato il proprio business) che secondo Zampilli «è una truffa». Per poi aggiungere che «le lobby dem vicine al magnate hanno forti interessi anche nel piazzare i propri uomini anche in Europa, e quindi in Italia, facendo leva sui media amici in grado di influenzare i giochi di palazzo». Ed è qui che torna la questione della politica: l’entourage di Zampolli ha sempre ipotizzato che la finalità degli attacchi di Ranucci fosse di quella natura, e questo sondaggio «l’ha confermato in pieno». L’ipotesi sottoposta anche al tribunale di Roma, infatti, è che il movente contro Zampolli, e quindi Trump, fosse finalizzato a indebolire il forte asse Trump -Meloni con l’obiettivo ultimo di colpire la premier. «Il dossier Report preparato dall’avvocato Maurizio Miculan l’ho già condiviso con le nostre varie agenzie di intelligence, ma ogni giorno abbiamo sempre più sorprese.

Siamo davanti a un business di famiglia in pratica, perché Ranucci faceva quello che voleva e trovo assurdo che li americani cercassero di influenzare la politica italiana. Era un attacco alla Meloni, il tentativo di indebolirla è costante».

Il tema attorno a cui ruotano anche i dubbi degli inquirenti è la centralità di questo sondaggio, che vedeva coinvolti almeno due giornalisti di primo piano, con cui le interlocuzioni sarebbero state diverse, pur non essendo loro a conoscenza che la stesura del progetto riguardasse Ranucci. Il direttore di Repubblica Stefano Cappellini e l’editorialista del Corriere della Sera Paolo Mieli sono stati gli unici a essere contattati?

O ci sono altri profili che erano stati messi al corrente? Un dubbio che con le nuove chat potrebbe essere presto dipanato.

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