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Politica internazionale

Caro Nolan, la civiltà occidentale va difesa

Quella guerra mitologica segna la vittoria, non la fine, della civiltà ellenistica su quella del vicino Oriente

Nel Mediterraneo nuota il futuro della nuova Europa
Ulisse tentato dal canto delle Sirene in un quadro di Herber James Draper

L’Odissea celebra il primato dell’individuo e la guerra di Troia fu l’inizio, non la fine, della civiltà occidentale. Due verità mitologiche che però hanno portato a tremila anni di civiltà vera, storica. Due verità indigeribili per il regista che le mette in discussione con l’arroganza di chi giudica la storia con gli occhi di oggi.

L’individualismo di Ulisse è curiosità e fantasia, voglia di conoscenza ed esplorazione, uscire dalla rotta che seguono tutti, deviare dalla consuetudine. Questo ha portato la ruota e poi la stampa e la penicillina. Ma c’è un prezzo da pagare: gli uomini di Ulisse muoiono tutti, senza nemmeno capire perché. Il tema sociale è brutale: la conoscenza come affare esclusivo dell’élite che la cerca e l’apprezza, ma impossibile senza le maestranze che ne sopportano la scoperta. Molto attuale, oggi che le masse accedono alla comunicazione e la scambiano per conoscenza, che invece è altra roba e presuppone comprensione e sistemazione nel contesto.

Caricare, e dannare, Ulisse di questo disagio significa incrinare il mito, spegnere la fiammella. L’eroe guarda sempre e solo avanti, mai in basso. Siamo noi a guardare lui, mai ricambiati. Che sia chiaro, il mito potrà pure essere il prodotto di un’élite, ma sono le masse che lo consumano. Ulisse, il Che, Garibaldi o Giovanna d’Arco, finché non li lasceranno sugli scaffali a marcire la produzione continuerà. Il mito lo superi affrancando le persone dal suo bisogno, non piegandolo all’ideologia politica: «sventurata la terra che ha bisogno di eroi».

Il genio di Ulisse partorisce il cavallo, che riesce dove un’intera armata era in stallo da dieci anni. Già, ma come? Con l’inganno, accidenti, e non si fa. Quella guerra i greci (cioè noi occidentali) l’avevano persa, o almeno non vinta. È questo che il regista non digerisce e non fa digerire manco a Ulisse, che ci sta male per tutto il film, poverino. Un rimorso che poi culmina nel finale: con Troia è caduta anche la civiltà e chissà se e quando ne avremo un’altra. Una tesi ideologica e inventata, visto che Omero era greco e scriveva, anzi cantava, dalla parte dei vincitori.

Quella guerra mitologica segna la vittoria, non la fine, della civiltà ellenistica su quella del vicino Oriente. La storia poi ha registrato secoli di confronti e conflitti, anche aspri e con vittorie da una parte e dall’altra. Dai re persiani fermati alle dominazioni siciliane e spagnole, fino a Lepanto e ai giorni nostri. Abbiamo sempre accettato la sfida e difeso l’unica civiltà che ha posto l’uomo e la donna, sì la donna, tanto in alto da incarnare il figlio di Dio e sua madre. Tanti la imitano, più nelle declinazioni economiche che in quelle sociali, ma tanti la avversano e ci sta. Ma mai, dico mai, nella storia si è verificato un fuoco amico come questo che dalle élite occidentali colpisce alle spalle la sua stessa identità, segando il ramo da cui pontificano. La civiltà occidentale resta la più umana e va difesa e valorizzata. Senza di essa il Mondo sarebbe un posto peggiore.

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