Il ritorno dei dublinanti: non parliamo di irlandesi che tornano a casa, bensì migranti che verranno rispediti in Italia dalla Germania. Il nome che gli viene dato deriva dal trattato di Dublino, secondo cui la richiesta d’asilo deve essere fatta e presa in carico solo nel primo Paese all’interno dell’Ue in cui si arriva.
Sono proprio questi che, una volta arrivati nella nostra penisola, hanno deciso di proseguire verso la Germania. Un flusso continuo dal nostro Paese verso il nord Europa, per il quale il governo non aveva applicato le disposizioni previste dal trattato. La situazione sembrava aver trovato un punto di svolta con l’accordo tra Roma e Berlino stipulato nel 2025, un gesto di intesa con cui la Germania aveva deciso di azzerare il conteggio degli immigrati arrivati attraversando la frontiera italiana, facendo ripartire il calcolo proprio dalla fine di quell’anno in avanti. Nonostante questo condono, va sottolineato che le espulsioni erano ferme già dal 2022.
Ora arriva la decisione del cancelliere tedesco Friedrich Merz che, come rivelato da La Repubblica, si starebbe preparando al pugno duro contro il nostro Paese. A partire proprio dal 19 agosto, infatti, dovrebbe cominciare una serie di espulsioni dei dublinanti registrati nel 2026. Una situazione che viene a crearsi proprio in contemporanea con la crisi di Ceuta e con la decisione della premier Giorgia Meloni di sospendere lo spazio Schengen con la Spagna. Forse un gesto di ripicca, anche se non è da escludere che in parte possa aver pesato la crescente popolarità di AfD, il partito di estrema destra che ha fatto delle espulsioni un suo cavallo di battaglia.
Sulla decisione, non sembra aver niente da obbiettare Bruxelles. Così come non ha dubbi il governo tedesco, tanto che Berlino «si aspetta che vengano effettuati i trasferimenti», come riferisce un portavoce del ministero degli Interni tedesco, dopo aver sottolineato l’importanza del rispetto del trattato di Dublino per il successo del nuovo patto sui migranti entrato in vigore il 12 giugno, il Seca, ovvero il Sistema europeo comune di asilo.
A farne le spese è ancora una volta l’Italia che, per posizione geografica, è tra i Paesi dell’Ue maggiormente interessati dalle rotte migratorie. Non si può dire lo stesso per la Germania, per esempio, che non ha confini diretti verso zone non Schengen interessate dagli sbarchi. O per quegli Stati del Nord o dell’Est che, anche grazie alle pressioni dell’Italia, devono versare 20 mila euro per ogni persona non accolta o ricollocata, in base al meccanismo di solidarietà obbligatoria ma flessibile. Un esborso economico adibito a fondi per la costruzione di strutture di accoglienza nei paesi più colpiti.
