I sindacalisti belgi si sono girati a Marcinelle, dando le spalle al presidente del Senato Ignazio La Russa. Ma nonostante gli appartenenti all’Fgtb abbiano scelto di infangare la commemorazione dei 262 minatori morti a Bois du Cazier, c’è comunque chi decide di acclamarli.
Primo fra tutti il rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari. «Tutta la mia ammirazione e la mia gratitudine per le persone del sindacato belga», ha scritto il saggista in un post su Instagram. Lo storico ha definito il gesto «una protesta non violenta», legittimandola perché contro «un esponente fascista», che sarebbe La Russa. Il motivo dell’accusa? Per Montanari è semplicissimo: «Contro chi va a commemorare i migranti di ieri mentre coltiva l’odio per i migranti di oggi». Per il rettore è chiaro, secondo lui ci voleva un gesto per svegliare gli italiani, visto che ormai «siamo abituati a tutto: anche a vedere una Repubblica antifascista guidata da fascisti». Ma Montanari non è stato l’unico a dare pieno sostegno ai belgi. Gli ha fatto eco Raffaele Giuliani, comunicatore politico sui social di 23 anni. «I sindacalisti belgi fanno benissimo a girarsi, spiegano perché e hanno anche ragione». Giuliani ha scritto che Giorgia Meloni ha montato «una fake news», ma il vero problema è la sinistra che «ha paura di essere dura». Comunque, per il commentatore non c’è dubbio, quella di Marcinelle è «l’ennesima figuraccia che facciamo a livello estero con questo patetico governo».
Sono poi arrivati i leoni da tastiera, quelli che non sprecano un minuto per dare la propria opinione e scelgono i social network per farlo il più velocemente possibile. Tra questi c’è Giorgio Cremaschi, anche lui sindacalista, «hanno fatto benissimo, non solo perché il presidente del Senato ha il busto di Mussolini in casa - ha dichiarato sui social - ma anche perché le destre sono colpevoli sullo sfruttamento e lo schiavismo». Non contento, Cremaschi ha proseguito nel suo post, dicendosi dispiaciuto che i «dirigenti della Cgil abbiano smentito i militanti che avevano fatto una cosa giusta».
Ecco, quindi, quella comunità che anche davanti agli anniversari e alle ricorrenze non riesce a non elogiare chi decide di buttare in caciara questioni importanti e toccanti.
