C’è una foto che circola online, un selfie che Giorgia Meloni avrebbe scattato con Donald Trump durante il G7 di Evian e che sarebbe la prova che la premier avrebbe “supplicato” il presidente Usa per la foto. Ma questo scatto non è stato pubblicato dal presidente del Consiglio, cosa che logica imporrebbe, visto che da quanto si vede sembra scattato con il suo smartphone. Questa foto, infatti, non è mai stata realizzata: la sua prima apparizione avviene su un profilo social satirico, “Andy Respiggi”, che è noto per creare fotomontaggi e immagini con l’intelligenza artificiale. Infatti, il selfie (o l’immagine che dovrebbe esserlo) è perfino firmata con il logo della pagina. Un evidente falso che non si vuol spacciare per vero ma che, invece, un deputato del M5s ha credito fosse reale.
Si tratta di Marco Pellegrini, parlamentare pentastellato nonché membro del comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica Copasir, che forse credendo di fare lo scoop prima degli altri, dal momento che nessuno l’aveva pubblicata, ha deciso di condividere quello scatto. “La foto supplicata. Le realtà supera sempre la fantasia. Quando pensi che Giogggia abbia toccato il fondo, lei prende la pala, scava più a fondo e ti smentisce. Inadatta, inadeguata, ridicola, servile”, scrive l’onorevole, forse convinto di aver trovato la pistola fumante per smentire la premier e il video con il quale che replicato con fermezza a Trump (diventato virale anche negli Stati Uniti). “P.s.: Le esatte parole pronunciate dal bullo squilibrato, nel corso dell'intervista, sono le seguenti: ‘Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena’. Amen’”, conclude Pellegrini. Nessuno tra i suoi commentatori si è reso conto del fake ma, anzi, hanno dato contro alla premier con i peggiori improperi.
Il dispositivo dell’articolo 612-quater del Codice penale del nostro Paese stabilisce che “chiunque cagiona un danno ingiusto ad una persona, cedendo, pubblicando o altrimenti diffondendo, senza il suo consenso, immagini, video o voci falsificati o alterati mediante l'impiego di sistemi di intelligenza artificiale e idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità, è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.
Solo pochi giorni fa Meloni ha messo in guardia sull’utilizzo di immagini false, anche che la riguardano direttamente, come quella condivisa di recente che la ritrarrebbe in sottoveste ma che, in realtà, non esiste perché generata artificialmente.