Tra Roma e Madrid scoppia la pace su Schengen. I ministri dell’Interno dei due Paesi hanno deciso di comune accordo di non prolungare le reciproche sospensioni dell’accordo di libera circolazione dopo le sommosse di Ceuta e Melilla di questa estate, che avevano creato una mini crisi diplomatica tra il premier spagnolo Pedro Sanchez e Palazzo Chigi. Grazie a un sapiente lavoro diplomatico è bastata una cordiale telefonata tra il responsabile del Viminale Matteo Piantedosi (foto) e l’omologo spagnolo Fernando Grande-Marlaska, scattata dopo il breve colloquio a margine del Consiglio europeo tra Giorgia Meloni e lo stesso Sánchez. «Le sospensioni di Schengen in vigore nei due Paesi non verranno prolungate ulteriormente», recita una nota del Viminale dopo «una attenta analisi della situazione». L’accordo prevede anche «il potenziamento dello scambio informativo per garantire la piena sicurezza dello spazio comune Schengen». I controlli alle frontiere erano scattati tra il 30 e il 31 luglio, quando fra le 70mila e le 80mila persone erano entrate dal Marocco nell’exclave spagnola in Nord Africa. Il primo agosto Roma aveva ripristinati i controlli temporanei sui passeggeri di Paesi terzi provenienti dalla Spagna via aerea e marittima, invocando i rischi per la sicurezza interna e possibili infiltrazioni terroristiche. Madrid aveva risposto una settimana dopo con verifiche analoghe, motivandole con la pressione migratoria sul nostro Paese che in realtà era crollata di oltre il 50% rispetto all’anno scorso. Dopo una serie di proroghe di settimana in settimana, l’ultima quella dello scorso 16 ottobre scaduta ieri, è arrivata la stretta di mano. In questo periodo sono stati 38.719 i cittadini di Paesi terzi sottoposti a controllo in Italia, mentre in Spagna sono stati controllati complessivamente 2.872 voli, con l’impiego di 5.342 agenti.
A far rimbalzare la notizia su X è stato il commissario europeo alla Migrazione, Magnus Brunner. «Schengen è uno dei più grandi successi dell’Ue. Continueremo a rafforzarlo: riducendo ulteriormente la migrazione irregolare, incrementando i rimpatri e rafforzando le nostre frontiere esterne». Parole che arrivano dopo l’affondo nell’aula dell’Europarlamento della leader dell’ultradestra Alice Weidel al suo debutto a Strasburgo: «L’Europa ha fallito nel difendere i confini, ora spetta ai singoli Stati sovrani perché l’accordo di Schengen non funziona più».
