Chiamiamolo paradigma Ceuta. La Spagna di Pedro Sánchez è stupita del prolungamento della sospensione di Schengen da parte dell’Italia. Anche l’opposizione italiana ne è stupita. E, ovviamente, anche la stampa progressista manifesta un certo sbigottimento. Agatha Christie diceva: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». E, senza ombra di dubbio, questi tre indizi sono un ottimo segnale non solo per il governo, ma per tutti gli italiani che tengano alla sovranità della propria nazione e al rispetto dei confini. Perché lo stupore che ha destato l’ennesimo prolungamento allo stop di Schengen è dovuto a un solo fatto: la disabitudine nel vedere un’Italia che tiene il punto e non china il capo dinnanzi alla protervia di alcune cancellerie. Forse a Madrid e in altre capitali europee non hanno ben capito che a Roma c’è stato un cambio di passo: non è certo battendo i pugni sul tavolo, sfoderando il bicipite e facendo sfoggio di arroganza che si convince il governo ad accettare posizioni quantomeno discutibili. E su Ceuta il governo non ha fatto nemmeno un millimetro di retromarcia. Sappiamo che l’Europa era abituata a vedere i migranti rimbalzati, al confine di Ventimiglia, dalla Francia all’Italia nel silenzio generale. Senza che nessuno facesse un plissé. Quindi capiamo che vedere oggi un esecutivo che alle parole fa seguire i fatti e che di fronte ai misfatti altrui non retrocede ma - anzi - rilancia, sia alquanto stupefacente per chi contava e speculava su un’Italia molle e remissiva. Ma temiamo per loro che questa non sia una eccezione, bensì la regola alla quale si dovranno adeguare: il paradigma Ceuta.

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