Presidente La Russa, la sinistra protestava perché Liliana Segre era seduta accanto a lei alla Scala. Si è mai chiesto perché?
«Io ho sempre avuto rispetto per la senatrice Segre con cui ho un ottimo rapporto. Ora semmai è la sinistra a essere imbarazzata: sono liberissimi di non essere d’accordo con tutte le parole che lei dice, ci mancherebbe. Quello che mi ha stupito davvero, però, è che l’abbiano ignorata, come se non avesse parlato. Peggio che averla criticata. Sulla legge contro l’antisemitismo la Segre è stata molto chiara, e io in questo caso, come tanti altri, sono perfettamente d’accordo con lei».
La legge è giusta? Va bene così?
«Per me va bene così, ma niente di male se si vuole fare un’opera di ulteriore specificazione su una norma che comunque al Senato è stata votata anche da una parte del Pd e si basa sulla definizione di antisemitismo fornita dall’Ihra, e cioè sulla formulazione che è stata approvata da tutti al Parlamento europeo. Bisogna spiegare ancora meglio che la eventuale critica al governo di Israele è legittima e che una cosa è la critica agli atti politici e un’altra è attaccare Israele perché Stato ebraico? Se occorre una ulteriore precisazione, valutiamola ma c’è già nell’articolo 1 della legge. Poi, se dovesse tornare al Senato, la rivoteremo senza ritardo».
Una europarlamentare francese, durante le commemorazioni ufficiali del 7 ottobre, ha gettato a terra una bandiera israeliana e una bandiera europea
«Siamo abituati. Trovo che sia ancora peggio quel che sta succedendo in ben 37 paesi dove il 7 ottobre si svolgono manifestazioni pro Pal».
Non è giusto fare manifestazioni pro Pal?
«Liberissimi se sono non violente - di farle quando vogliono. Ma scegliere addirittura il 7 ottobre per fare diventare questa data non un ricordo delle tantissime vittime israeliane ma il contrario, mi sembra veramente sbagliato e inaccettabile. Vuol dire invertire il senso del 7 ottobre».
Cosa è stato quel 7 ottobre?
«Gli eccessi della reazione israeliana - non ho alcuna difficoltà a dire che ci sono stati eccessi - nascono dalla strage del 7 ottobre. C’è un prima e c’è un dopo: quel giorno l’azione terroristica è partita su due spinte. La prima molla è stata sicuramente l’odio contro gli ebrei e Israele; la seconda è stata probabilmente la volontà di provocare una reazione israeliana proprio quando la strada per una pacificazione sembrava scorrere. E questo obiettivo è stato purtroppo raggiunto».
Lei però parla di eccessi nella reazione.
«Certamente. E anche la parte innocente del popolo palestinese ne ha dovuto subire le conseguenze».
Israele poteva evitare alcuni eccessi?
«Sì, penso di sì. Però c’è una cosa che si dimentica: mentre chi era organizzato militarmente contro Israele, cioè Hamas, stava nei tunnel, il popolo palestinese è stato lasciato indifeso per le strade, come vittima sacrificale. Salvo poi lamentarne l’uccisione».
Cos’è Hamas?
«La volontà politica e militare di annientare Israele. Fintantoché c’è qualcuno che ricerca l’annientamento di un altro popolo e la cancellazione di Israele dal fiume al mare, è difficile che si possa arrivare a una vera pace con due Stati e due Popoli».
La condizione per la pace?
«La precondizione è il riconoscimento reciproco che esistono due Popoli e due Nazioni».
Che rapporti ha l’Italia col governo di Israele?
«Rapporti molto chiari che non escludono le critiche. Israele rimane comunque l’unico stato democratico di quella regione».
Dopo il 7 ottobre è dilagato l’antisemitismo.
«L’antisemitismo cova sempre sotto la cenere. In questo caso è diventato anche strumentale, figlio dell’ideologia e del tentativo di trovare nuovi equilibri e nuovi adepti in luoghi lontani che non c’entrano niente con la Palestina».
Il popolo pro Pal cosa rappresenta?
«In Italia credo che sia composto anche da tanta gente che non sa neanche dove sia geograficamente la Palestina. Poi c’è anche chi invece è appassionato alla questione e ha opinioni forti. Tutte le opinioni sono legittime. Ma quando si trasforma una opinione in violenza o in delegittimazione violenta di altre opinioni, io non ci sto».
Mattarella ha esaltato San Francesco. Era pacifista San Francesco? Lei che idea ha del pacifismo?
«Ha fatto bene il Presidente Mattarella a parlare di pace. Il pacifismo, invece, è la caricatura della pace. Se il pacifismo è cedere di fronte a chi non è pacifista, questa è resa non è pace. La pace va difesa anche contro chi ti vuole sopraffare».
Ha ascoltato Benigni in Tv su San Francesco?
«Ho provato ad ascoltare Benigni che amo per alcuni suoi film, primo tra tutti quello con Massimo Troisi. Sono rimasto stupito dagli errori storici che ha compiuto soprattutto sulla Palestina. Erano casuali o voluti?».
Un consiglio a Benigni.
«Scherzi coi fanti e lasci stare i Santi».
