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Politica internazionale

L’enclave filo-clandestini dei Dem

Il Pd nacque per unire cattolici ed ex comunisti in una sintesi maggioritaria; oggi è un’accozzaglia minoritaria che si aggrappa a chiunque gridi “no” con più bava alla bocca

Conti in rosso per il Pd. Pesa (molto) l'Unità

Benvenuti a Ceuta, versione Nazareno. Non serve andare al confine tra Marocco e Spagna per vedere barricate, caos e quella strana sensazione di una cittadella assediata dai propri fantasmi. In Italia, il «campo largo» è diventato questo: un porto aperto dove non serve un passaporto politico, ma basta un insulto a Giorgia Meloni per ottenere il diritto d’asilo. Siamo al rovesciamento termodinamico del sogno di Walter Veltroni. Il Pd nacque per unire cattolici ed ex comunisti in una sintesi maggioritaria; oggi è un’accozzaglia minoritaria che si aggrappa a chiunque gridi «no» con più bava alla bocca. E mentre Elly Schlein elegge Pedro Sánchez a eroe dei due mondi, scopriamo che il mito è già in vacanza alle Canarie mentre la Spagna brucia sulle rotte dei migranti. Quei migranti che, ironia della sorte, in Italia non sbarcano più grazie a quelle frontiere che per quindici anni abbiamo tenuto spalancate per pura ideologia.

Ma il vero capolavoro è il «regolamento di Conte». È bastato che l’Avvocato del Popolo pronunciasse la parola «primarie» per fare saltare le coronarie al Pd. Non è solo la paura dei sondaggi; è la consapevolezza che tra Schlein e Conte l’unico collante è l’odio per l’avversario. Non c’è un’idea di futuro, non c’è una visione d’Europa. C’è solo un bersaglio. E, mentre i socialisti europei iniziano a votare come i conservatori per sopravvivere alla realtà, la sinistra italiana resta ferma al muretto. Incapace di scegliere un leader, ma bravissima a costruire barricate di sabbia.

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