C’è un partner, a Berlino. Friedrich Merz. Ovvero la metà di quella crasi politica, «Merzoni», coniata per descrivere la collaborazione tra il presidente del Consiglio italiano e il cancelliere tedesco sul fronte della governance europea. Ma c’è anche, al governo in Germania, un partito in difficoltà nei sondaggi: la Cdu. E il suo leader, che in una fase di stagnazione economica perdurante ha presentato un severo pacchetto di riforme per affrontare la crisi demografica e previdenziale della Germania; fischiato a maggio dai sindacati; con una fronda giovanile nel suo stesso partito che ritiene la riorganizzazione graduale del sistema pensionistico sbilanciata a favore degli anziani. E con un avversario a destra in odore di «normalizzazione» nazionale, Alternative für Deutschland, pronto a sovrastare i cristiano-democratici anche a Berlino (nella foto, un militante).
È un Merz bersagliato da più fronti, quello che nonostante un rimpasto di governo sembra non riuscire a risalire la china del gradimento, in primis interno. E che, con una Cdu al 21%, il dato più basso dal novembre 2021, prova quindi una «mossa del cavallo» sul dossier più caldo dell’estate: l’immigrazione irregolare. Tenendosi alla larga dal pronunciare la stessa frase di Angela Merkel nel 2015 - «Ce la faremo», disse prima del parziale dietrofront l’allora cancelliera portando in Germania oltre un milione di richiedenti asilo in gran parte siriani - Merz riprenderà invece i trasferimenti dei «dublinanti». Una sfida sullo sfondo della crisi di Ceuta, su cui aleggia pure l’allerta terrorismo, altro grimaldello dall’AfD per guadagnare consensi. Fresco è lo choc dell’attentato al Pride di Berlino lo scorso 25 luglio: furgone sulla folla, machete, e la leader AfD Alice Weidel contro Merz, accusato di tacere sull’islamismo mentre «noi siamo pronti ad agire»; dieci anni dopo quel 2016 in cui fu il richiedente asilo tunisino Anis Amri a colpire. Restare immobili nonostante gli allarmi sarebbe un rischio. E con un margine di soli 12 voti al Bundestag, un’insoddisfazione per il suo operato all’84% e un indice di gradimento al 14%, Merz gioca un jolly. In vista di un autunno elettorale, con le regionali in Sassonia-Anhalt del 6 settembre, linea dura con i Paesi di primo approdo; provando a oscurare i proclami dei manifesti «pro-remigrazione» anche a Berlino, dove si vota il 20 settembre: e dove domina la Linke, ma è testa a testa Cdu-AfD per il secondo posto. Due giorni fa, l’ultima grande manifestazione contro Merz, in Sassonia. In 10mila hanno chiesto le dimissioni del governo, elezioni anticipate, riduzione delle tariffe di elettricità e gas e immediata espulsione di criminali e immigrati irregolari. «Piazze» azionate dal gruppo di ultra destra, Projekt M1llion.
