Un altro sabato di attacchi e slogan eversivi. Non si ferma la mobilitazione pro Pal a sostegno degli indagati sospettati di finanziare il gruppo terroristico Hamas. Anzi, rilancia. Per il fine settimana sono stati organizzati presidi davanti ad alcuni istituti penitenziari italiani.
Nel mirino finiscono ancora una volta lo Stato e la magistratura, accusati di «criminalizzare la solidarietà alla Palestina». L'appello è firmato da Italia Global Sumud Flotilla, Api Italia, Giovani Palestinesi e Udap. «Contro la repressione di Stato e la criminalizzazione della solidarietà alla Palestina rompiamo l'isolamento dei prigionieri palestinesi in Italia», scrivono gli organizzatori. Un attacco frontale alle istituzioni, con parole d'ordine che trasformano gli indagati nell'emblema di una battaglia politica contro lo Stato italiano e contro la magistratura. Le iniziative sono previste davanti alle carceri di Melfi, Terni, Ferrara, Rossano Calabro e Sassari, mentre a Sassari e Milano sono in programma anche manifestazioni nelle piazze cittadine. La mobilitazione punta a riportare nelle strade il caso di Mohammad Hannoun, fondatore dell'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo palestinese, arrestato insieme ad altre sei persone nell'ambito dell'indagine che ipotizza un sistema di finanziamento a favore di Hamas.
Nei materiali diffusi dagli organizzatori compaiono anche Raed Dawoud, Yaser Elasaly, Riyad Albustanji, Anan Yaeesh, Ahmad Salem e Abdelmuti Abunada. Per i promotori della protesta sarebbero detenuti perché «la legittima resistenza, l'antisionismo, la solidarietà alla Palestina e la testimonianza del genocidio sono criminalizzati dallo Stato italiano». La ricostruzione dei manifestanti si contrappone però nettamente a quella degli inquirenti. Gli indagati risultano infatti coinvolti nell'inchiesta sulla presunta rete di sostegno ad Hamas in Italia. Ma, nella narrazione della piazza, vengono trasformati in simboli della «resistenza» contro una presunta repressione giudiziaria. Gli organizzatori sostengono che gli indagati siano «accusati di terrorismo per l'invio di aiuti a famiglie e orfani» e definiscono l'articolo 270-quinquies.3 del Codice penale, introdotto per rafforzare gli strumenti di contrasto al terrorismo e punire la detenzione di materiale con finalità terroristiche, un ulteriore strumento di «repressione di Stato».
A rilanciare la mobilitazione è anche
Global Sumud Flotilla, la contestata operazione umanitaria naufragata tra le polemiche. Ora la stessa rete torna nelle piazze italiane facendo degli indagati dell'inchiesta su Hamas il simbolo della propria battaglia politica.
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