Roma Proprio nelle ore in cui si va smorzando lo scontro frontale tra Roma e Madrid, sul versante migranti si apre un altro e ben più critico braccio di ferro tra Italia e Germania. Se quella tra Giorgia Meloni e Pedro Sánchez era una collisione tra due leader politicamente lontanissimi e su un fatto emergenziale come la crisi di Ceuta, quello tra Friedrich Merz e la premier italiana è un muro contro muro tra due capi di governo politicamente affini e su un’interpretazione di merito del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo. Insomma, per sminare il primo fronte è sufficiente uscire dall’eccezionalità (e proprio ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha lasciato intendere che dopo il 15 agosto la sospensione di Schengen potrebbe essere rivista). Mentre sul secondo fronte lo scontro tra Berlino e Roma rischia di portarsi dietro strascichi importanti.
Le nuove regole europee entrate in vigore lo scorso 12 giugno, infatti, disciplinano in maniera rigorosa la questione dei movimenti secondari. E gli spostamenti compiuti dai migranti dal primo Paese di arrivo in Ue - Italia e Grecia i più gettonati, seguiti da Spagna e Cipro - verso un altro Stato membro non sono più ammessi. O, per essere più precisi, legittimano il Paese di secondo approdo a rimandare il migrante lì dove è entrato in Europa. Nel caso specifico - raccontato ieri da Repubblica - dalla Germania all’Italia.
Perché la questione non sia stata risolta al livello diplomatico prima di esplodere sui media è presto detto. Nella seconda metà di luglio, infatti, sui media tedeschi - da Die Welt a Handelsblatt - si è molto insistito sul fatto che il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo non abbia trovato reale applicazione per colpa, così raccontano i due quotidiani, dell’Italia che «elude» il nuovo sistema di asilo e «respinge 12 migranti su 12 richieste». Una ricostruzione che troverebbe conferma nella valutazione del 15 luglio sullo stato dei trasferimenti dei richiedenti asilo in Italia e Grecia pubblicata dalla Commissione Ue. Nel frattempo, Merz in casa sua è alle prese con l’avanzata dell’ultra-destra di Alternative für Deutschland. E siccome il 6 settembre si vota nel land della Sassonia-Anhalt - secondo i sondaggi Afd è al 42% e la Cdu al 21 - il cancelliere avrebbe deciso per un cambio di passo su un tema molto caro all’elettorato più a destra. Una ricostruzione che fanno anche diversi esponenti di prima fila di Fratelli d’Italia.
Quella di Merz, insomma, viene letta come una mossa politica. Che, pur comprendendo le logiche interne che hanno spinto il cancelliere a forzare la mano, Meloni non avrebbe affatto gradito. Un disappunto che si coglie dalla nota arrivata dal ministero dell’Interno al termine di una lunga giornata di consultazioni su come tarare la risposta a Berlino. «L’Italia - fa sapere il Viminale - considera azzerati con alcuni principali Paesi, tra cui la Germania, tutti i presunti dublinanti arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026, data di entrata in vigore nel nuovo Trattato». Peraltro, fa sapere il ministero guidato da Matteo Piantedosi, per gli immigrati irregolari arrivati dopo tale data l’Italia «eccepirà che dovrà necessariamente operarsi una compensazione che prenda in considerazione i migranti sbarcati sul nostro territorio nazionale a opera di imbarcazioni di Ong che battono bandiera di Paesi europei» e «la maggior parte sono proprio tedesche».
