Il governo stringe sugli aiuti-mirati per il caro carburanti. Il nodo principale rimangono le risorse, per reperire le quali si sta facendo largo con forza l’ipotesi di un nuovo contributo da parte delle società energetiche o comunque coinvolte nella raffinazione. Una cosa simile era successa per finanziare la penultima proroga del taglio delle accise sul diesel. Se questa sarà la strada - come pare probabile - la linea è trovare un accordo con le aziende senza ricorrere a strappi. Questo è un passaggio fondamentale per rendere accettabile un intervento di questo tipo anche a Forza Italia, che tra i partiti di maggioranza è quello più contrario al concetto di una tassa sugli extra-profitti. Mentre la Lega vorrebbe chiedere un contributo anche alle banche. Si vaglia anche l’ipotesi di attingere al miliardo ottenuto con la vendita delle riserve di gas acquistate nel 2022. Il ministero dell’Economia ha in mano il dossier e ha il mandato di trovare quante più risorse possibili per un intervento che offra risposte mirate, ma anche di più lungo respiro e soprattutto sostanziose: che le persone più colpite dai rincari alla pompa
di benzina possano sentire. Come ha detto anche la premier, Giorgia Meloni, si vorrebbe arrivare entro i primi giorni della prossima settimana o al massimo entro venerdì, ovvero il primo giorno dopo la scadenza dell’attuale taglio di 17 centesimi al litro sul gasolio. Anche perché la sensazione è che l’onda lunga delle tensioni in Medio Oriente continuerà ad abbattersi sui prezzi dei carburanti, aggravando una situazione che rischia di diventare esplosiva anche a livello politico. Il che fa più male mentre ci si avvia a grandi passi verso la campagna elettorale. Ieri, secondo le rilevazioni del Mimit, la benzina è cresciuta ancora a quota 2,10 euro al litro e il gasolio ha raggiunto una vetta da primato superando i 2,20 euro. Lo stesso la benzina in autostrada a 2,19 euro. Il pericolo ora è ritrovarsi a pagare gasolio e benzina 2,50 al litro nel giro di una manciata di gironi. Un’emergenza che è ormai diventata strutturale e non sembra vedere sbocchi a breve soprattutto con i problemi sugli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb e per le forniture dell’oleodotto saudita Est-Ovest.
Le proposte sul tavolo sono al centro del dibattito da giorni, ma ci sono ancora diversità di posizioni tra le varie anime della
maggioranza. L’idea più gettonata - sostenuta da ambienti di Fratelli d’Italia - è quella del buono benzina con simulazioni che vanno dai 120 ai 200 euro per i lavoratori dipendenti sotto una soglia di 30mila euro di reddito. Una misura che avrebbe un costo stimato intorno al miliardo e mezzo, ma è da prendere con le pinze perché tra le ipotesi c’è il supporto delle aziende per individuare quei dipendenti dipendenti che devono usare l’auto per andare al lavoro. Dalla Lega si respinge l’idea di ricorrere il parametro Isee per individuare la platea dei beneficiari e si vorrebbe allargare il buono anche ai lavoratori autonomi. Così come non si vorrebbe lasciare fuori del tutto il ceto medio. È circolata anche l’idea di uno sconto sul bollo auto. Si punta inoltre ad aiutare settori particolarmente esposti alla crisi come autotrasporto agricoltura e pesca, forse anche ai tassisti. I prossimi giorni saranno decisivi su tutti i fronti.
