La crisi politica in Spagna di Pedro Sanchez è arrivata al suo apice. Decine di migliaia di persone, circa 70mila solo a Madrid secondo la delegazione del governo, sono scese in piazza contro chi ostacola l’accesso alla casa e favorisce gli sfratti, includendo tra i responsabili la classe politica e i fondi speculativi internazionali, presentati come “i veri invasori”. Tanti gli slogan che sono stati scanditi: “Che succede, che succede? Che non abbiamo una casa”, “Non è un bell’appartamento, è un fottuto loculo”, “Rentier colpevole, Governo responsabile”.
Tra le rivendicazioni della piazza ci sono progetti fallimentari come l’imposizione di contratti a tempo indeterminato, la compressione forzata degli affitti, la minaccia di esproprio verso i fondi d’investimento e il blocco totale degli sfratti. Come strumento di pressione, le frange più radicali sono arrivate a pretendere l’organizzazione immediata di uno “sciopero generale” volto a paralizzare le attività economiche del Paese. La mobilitazione, che si è svolta in gran parte del Paese senza incidenti ad eccezione di Valencia, dove il corteo è degenerato in gravi disordini e scontri con le forze dell’ordine al termine della manifestazione, è arrivata all’indomani dello stop subito dall’esecutivo al Congresso dei Deputati. L’aula ha infatti bocciato i due decreti sulla casa presentati dall’esecutivo, certificando la debolezza parlamentare della maggioranza e aumentando le pressioni affinché il presidente Pedro Sánchez prenda atto del vicolo cieco e proceda al ritorno alle urne. “Abbiamo le chiavi di tutta la città, abbiamo le chiavi di tutta Madrid”, hanno scandito i manifestanti mostrando i mazzi di chiavi dei propri appartamenti. “Indietro non si torna”, ha detto la portavoce della protesta.
“Siamo qui perché è una causa giusta. A questo punto della vita ne abbiamo passate di tutti i colori. Abbiamo avuto soldi, ci siamo rovinati. Abbiamo affittato appartamenti e ora siamo inquilini di un signore che è contrario alle mie idee ma che ci affitta a un prezzo che potevamo pagare. Questa non è una questione di ideologia, è una questione di decenza personale”, hanno dichiarato due anziani 80enni dalla piazza. È la seconda manifestazione in sette giorni per il diritto alla casa che riempie le piazze delle città spagnole, portando centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese a chiedere al governo un atto di responsabilità andando alle urne anticipatamente. “Da quando sono arrivata a Madrid cambio un appartamento all’anno”, ha spiegato una ragazza che nella Capitale paga 1.400 euro per l’affitto di un bilocale: “Impossibile mettere radici o pianificare un progetto familiare in queste condizioni”.
