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Politica internazionale

“Un panino da 30 dollari”: ecco qual è l’incubo di Donald Trump

L’aumento del costo della carne, unito ai prezzi in salita della benzina, rimettono ancora una volta l’economia al centro delle preoccupazioni degli americani

Può un hamburger, quintessenza dell’american way of life, affossare i sogni di un’alba rossa per il partito di Donald Trump alle elezioni di Midterm del 3 novembre? Per trovare una risposta al quesito su cui in queste ore si stanno arrovellando, per ragioni opposte, sia gli strateghi repubblicani che i loro colleghi democratici basta mettere piede al Le Diplomate, un’elegante brasserie di Washington DC dove il costo di uno dei loro panini più richiesti e amati della capitale, il Burger Américain (rigorosamente accompagnato da patatine), ha raggiunto i 29 dollari. All’inaugurazione del locale nel 2013 lo stesso prodotto costava appena 14 dollari.

Una pandemia e due guerre dopo il tema del carovita continua a tormentare chiunque varchi le soglie della Casa Bianca. Lo sa bene Joe Biden che perdendo il controllo dell’inflazione e delle frontiere, complice un inesorabile declino psicofisico, si è giocato il secondo mandato. E ora comincia forse a realizzarlo anche il tycoon che, sempre più nervoso, ha promesso in caso di vittoria del Gop alle urne 5000 dollari ad ogni americano e ha evocato lo spettro della minaccia comunista nel Paese.

Boutade elettorali a parte, le sortite di The Donald lasciano sempre più perplessi moderati ed indipendenti (ma non solo) che a novembre possono fare la differenza e che vedono di giorno in giorno il loro portafoglio farsi più leggero. Se il prezzo della benzina, trainata verso l’altro da una crisi senza fine in Medio Oriente, spaventa, il nuovo incubo per i repubblicani è rappresentato dall’aumento del costo della carne. Stando a quanto dichiarato dai ristoratori al Washington Post, il prezzo all’ingrosso della carne macinata è salito negli ultimi anni tra il 18 e il 30%. Un’impennata, sottolineano gli operatori del settore, a cui vanno aggiunte altre voci schizzate verso l’alto come i costi per l’assicurazione, il personale, l’affitto e le utenze.

Stephen Starr, celebre imprenditore fondatore del Le Diplomate, dopo aver ammesso il suo stupore per il prezzo raggiunto dal Burger Américain, ha spiegato che “i ristoratori non si stanno approfittando della gente. Si stanno semplicemente adeguando ai propri costi”. Chi pensa che il caso della celebre brasserie di Washington sia l’eccezione si sbaglia. Poco meno di un anno fa il Los Angeles Times ha riferito che le catene di fast food stanno registrando un calo a doppia cifra dei loro clienti principali, quelli appartenenti alle famiglie a basso reddito. Una crisi che non risparmia McDonald’s i cui prezzi sono lievitati a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime.

Dal 2023, scrive il Washington Post, i prezzi degli hamburger nei ristoranti sono cresciuti del 14% mentre i costi di produzione della carne bovina sono aumentati di quasi il 44%. Tali dati lasciano intendere che, soprattutto nelle catene di locali “informali”, i prezzi potrebbero persino essere più alti di quanto non siano effettivamente e che in generale i ristoratori hanno cercato il più possibile di assorbire gli aumenti. Aumenti comunque notati anche da chi rinuncia ad una cena fuori e sceglie di prepararsi un panino a casa ma non trova sollievo tra gli scaffali dei supermercati.

Secondo Andrew Griffith, professore presso il dipartimento di Economia Agraria e delle Risorse dell’Università del Tennessee, la causa principale dei prezzi fuori controllo della carne è dovuta alle prolungate siccità pluriennali che hanno deteriorato i pascoli. In parallelo poi nell’ultimo decennio è andata crescendo (+9%) la domanda dei consumatori di carne bovina. A completare il quadro, la carenza di bestiame sul mercato interno si è tradotta in importazioni di carne più costosa dall’estero.

Per provare a risolvere il problema, Trump ha annunciato ad agosto un’esenzione dei dazi sulle importazioni di 300mila tonnellate di carne di manzo macinata nei successivi tre mesi. Una misura che ha provocato malumori tra gli allevatori Usa, preoccupati per la concorrenza delle carni estere, e tra i membri repubblicani del Congresso delle aree rurali degli Stati Uniti. “Gli americani vogliono carne bovina statunitense sullo loro tavole, non importazioni dall’estero”, ha affermato John Barrasso, senatore del Gop del Wyoming. Parole che lasciano intendere come non sia un’esagerazione pensare adesso che le elezioni di midterm possano essere decise anche da un panino.

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