La commedia umana non può essere reato

Per quale diavolo di motivo il popolo italiano paga di tasca sua il denaro che occorre per approfondire ogni dettaglio, ogni ipotesi pruriginosa, delle relazioni umane e magari erotiche fra gli invitati a cena in una casa privata

La commedia umana non può essere reato

Nei Paesi in cui la magistratura è indipendente, il giudice fa il suo mestiere e nessuno se ne accorge. Anche i giornali registrano le attività giudiziarie con imparzialità, perché l'imparzialità è un diritto dei cittadini. I cittadini danno per scontato, all'estero, che i magistrati appendano le loro opinioni personali nel guardaroba, quando indossano la toga. Ma se sotto la toga spunta il colore di una diversa uniforme, i cittadini hanno diritto di chiedere il reset di quel delicato servizio pubblico che si chiama giustizia.

Così succede nei paesi civili come la Francia, il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Svizzera o la Germania. Gli americani aprono i loro processi con la formula rituale: «Il popolo contro...». Segue nome e cognome dell'imputato. Questo perché si suppone che i giudici dell'accusa agiscano in nome e per conto del popolo. Non siamo in America, ma ci piacerebbe egualmente sapere per quale diavolo di motivo il popolo italiano chiederebbe di pagare di tasca sua il denaro che occorre per approfondire ogni dettaglio, ogni ipotesi pruriginosa, delle relazioni umane e magari erotiche fra gli invitati a cena in una casa privata. Tutto.

Dai capi d'abbigliamento al dessert, dal sudore al fard, senza trascurare le sottovesti e i calzini indossati durante queste cene in cui non si può escludere che i maschi facessero regali alle femmine e (si ipotizza) alcune femmine s'illanguidissero a causa dei doni. Saremmo di fronte a un'attività criminale già testimoniata nella storia dell'arte dalle centinaia di dipinti che illustrano banchetti mondani, lascivie, scollature e torbide intese. È questo l'oggetto di un'annosa, costosa e improrogabile attività d'inchiesta? Sappiamo che la suprema corte di Cassazione ha già assolto l'imputato Berlusconi senza riserve in un processo simile, anzi uguale. Ma si riparte egualmente con un altro giro di giostra mai visto in altre civiltà antiche o moderne. Il giro di giostra stavolta consiste nel trascinare sul banco degli imputati tutti i testimoni che hanno sostenuto (le canaglie) di non avere mai visto nelle famose cene, alcunché di illegale né di osceno. Eccoci qua: ci troviamo di fronte a un meccanismo giudiziario implacabile, che si concede un tempo illimitato per indagare su indumenti intimi, mani indiscrete, baci dietro la colonna, tutti atti che potrebbero persino lasciar immaginare qualcosa di più dietro i tendaggi, se ce n'erano. Siamo non soltanto sbalorditi ma anche ammirati. Non è meravigliosa un'inchiesta indipendente che certamente non ha nulla a che fare con la qualità politica e popolare di Berlusconi? L'accusa ritiene, ai tempi dell'Isis e della necessità di proteggere il Paese da stragi e attentati, che non tutte le ragazze invitate fossero idealiste disinteressate, ma che alcune - senti un po' - non disprezzassero regalini, regaloni e persino buste. Qui siamo di fronte all'intrusione della giustizia nella letteratura. La commedia umana come ipotesi di reato.Paolo Guzzanti

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