Aborto, l'Irlanda fa la Storia Stravincono i "Sì" con il 68%

Gli exit poll confermano la svolta, pesano i giovani Affluenza più alta rispetto al voto sui matrimoni gay

Aborto, l'Irlanda fa la Storia Stravincono i "Sì" con il 68%

Erica Orsini

Londra Giornata storica per l'Irlanda. Tre milioni di persone hanno votato ieri nel referendum sulla legalizzazione dell'aborto senza restrizioni. E secondo l'exit poll di Ipsos Mrbi, pubblicato dall'Irish Times, i «Sì» hanno vinto con il 68%, a fronte del 32% di «No».

Già l'alta affluenza sembrava indicativa. Nel primo pomeriggio in alcune zone, era stata superiore anche a quella del voto per legittimare i matrimoni tra persone dello stesso sesso, confermando quanto questa scelta sia materia delicatissima e divisiva in un Paese cattolico come la Repubblica d'Irlanda. I seggi ieri hanno aperto alle 7 del mattino per chiudersi alle 22 e lo spoglio delle schede avrà inizio oggi alle 9, quindi è presumibile che il risultato ufficiale venga annunciato in serata. Ieri però, per gli irlandesi, ma soprattutto per le donne, è stata una giornata intensa, piena di emotività. Dopo otto settimane di campagna referendaria, è stato il giorno del silenzio stampa durante il quale i media hanno potuto riportare soltanto cronaca essenziale e i dati nudi e crudi. Ma erano dati importanti. Come quelle 100mila e più registrazioni di nuovi elettori, tra i quali migliaia di giovani studentesse e studenti che hanno voluto dire la loro opinione per la prima volta su una legge che spesso avevano contestato in cortei e manifestazioni. «Repeal», «Abroga» è stato in questi mesi lo slogan di coloro che volevano abolire l'ottavo Emendamento, che consente la pratica abortiva soltanto nel caso in cui la vita della madre sia in pericolo, ma non in caso di violenza, incesto o anomalia del feto.

Nel quesito non si faceva riferimento all'emendamento, ma si chiedeva soltanto se si volesse riformare la legge. Così il semplice «No» è stata la parola d'ordine degli anti-abortisti. Il loro rifiuto l'hanno riproposto persino con un'insegna fissata sulla parete del BenBulben, la montagna cara al poeta Keats. Le due grandi lettere di plastica bianca sono poi state rimosse ieri, in seguito alle immediate proteste degli ambientalisti e anche a feroci ridicolizzazioni apparse sui social. Secondo quanto ha riportato la rete televisiva irlandese Rte, non è ancora chiaro chi le abbia divelte, lasciandosi andare anche a qualche gesto di vandalismo. Ad erigerle era stato il gruppo di difesa della vita Sligo for Life che ha spiegato l'azione provocatoria come una risposta alla frustrazione nei confronti dei media, tutti a favore della riforma. Gli attivisti hanno definito quel «No» come «il pianto delle montagne per salvare i bambini irlandesi». Nessuna lacrima invece, solo commozione per le tantissime signore, giovani e anziane, che da tutte le parti del mondo hanno deciso di ritornare nella loro terra d'origine soltanto per votare. Ieri i social erano pieni di messaggi, condivisioni, fotografie di donne che si erano incontrate per la prima volta sullo stesso aereo e avevano subito fatto amicizia, perché unite dal medesimo desiderio, dire Sì alla riforma. C'era chi veniva da Dubai, chi da più vicino, chi si era sobbarcata 4 ore di macchina, 3 di traghetto e altre 4 di attesa, solo perché sentiva di dovere il proprio voto «alle sorelle irlandesi».

E in questa variegata confusione di sentimenti opposti e comuni, l'ultimo dettaglio di cronaca con un aereo Ryanair diretto a Dublino, sfiorato da un altro aereo all'aeroporto di Stansted. Nessun ferito, ma i passeggeri, sono stati trasferiti in tutta fretta su un altro velivolo e da lì, in volo, verso i seggi.

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