Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 08:18
Politica

Baby teppisti, quando scatta la punibilità? Cosa prevede la legge in Italia e in Europa

In Italia gli under 14 non sono imputabili, ma le regole cambiano da Paese a Paese. In Inghilterra si risponde dei reati già a 10 anni

Bulli e baby gang deboli prepotenti

La guerriglia urbana che ha sconvolto Milano riaccende i riflettori sulla criminalità minorile. A preoccupare non sono soltanto i saccheggi, le devastazioni e le aggressioni alle forze dell’ordine, ma anche l’età di molti dei protagonisti degli scontri. Tra i ragazzi identificati dalla polizia ci sarebbero infatti numerosi minorenni, alcuni dei quali non hanno ancora compiuto 14 anni. Il più giovane, secondo quanto riferito dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, avrebbe addirittura 11 anni.

“C’è un dato che dovrebbe far riflettere tutti. Il più piccolo tra i ragazzi identificati a Milano avrebbe appena 11 anni. Fa male e fa paura”, ha dichiarato il premier dopo l’approvazione del nuovo decreto sicurezza da parte del Consiglio dei ministri. Una circostanza che riporta al centro dell’attenzione il tema dell’imputabilità dei minorenni e delle differenze tra la legislazione italiana e quella degli altri Paesi europei.

In Italia la soglia della responsabilità penale è fissata a 14 anni. L’articolo 97 del Codice penale stabilisce infatti che chi non ha ancora raggiunto quell’età non può essere considerato imputabile, indipendentemente dalla gravità del reato commesso. Questo significa che un bambino di 11, 12 o 13 anni, anche se coinvolto in un episodio di violenza, non può essere sottoposto a un processo penale né condannato a una pena detentiva.

L’assenza di imputabilità, tuttavia, non esclude qualsiasi intervento delle istituzioni. Nei confronti degli under 14 possono essere adottate, quando ne ricorrono i presupposti, misure di sicurezza come la libertà vigilata o il collocamento in comunità. Sono inoltre possibili interventi educativi e sociali. Anche in caso di flagranza di reato non è previsto l’arresto penale: il minore può essere temporaneamente trattenuto dalle forze dell’ordine, per un massimo di 12 ore, secondo le procedure previste dalla normativa.

Per i ragazzi che hanno compiuto 14 anni ma non ancora 18, invece, le regole sono differenti. Proprio su questo punto interviene il decreto sicurezza approvato dal governo. Il provvedimento introduce una presunzione di capacità di intendere e di volere, salvo prova contraria. Non sarà dunque più necessario dimostrare preliminarmente, caso per caso, la maturità del minorenne per poterlo considerare imputabile. Rimane comunque la possibilità di dimostrare l’incapacità di intendere e di volere al momento del fatto, così come resta prevista la diminuzione della pena legata alla minore età.

Il decreto introduce inoltre nuove disposizioni sul fermo preventivo, esteso anche ai minorenni che abbiano compiuto 16 anni, e sanzioni amministrative da 500 a 1.000 euro per i genitori di ragazzi coinvolti in violenze durante le manifestazioni, con importi raddoppiabili in caso di reiterazione. La soglia dei 14 anni per l’imputabilità, però, non viene modificata.

Il confronto con il resto d’Europa, affrontato anche da Sky TG24, mostra un quadro piuttosto diversificato. Germania e Spagna, come l’Italia, fissano a 14 anni l’età minima della responsabilità penale. In Francia il riferimento è invece quello dei 13 anni, al di sotto dei quali si presume l’assenza della capacità di discernimento, una presunzione che può comunque essere superata. Particolarmente significativo il caso di Inghilterra e Galles, dove la responsabilità penale comincia addirittura a 10 anni.

I numeri britannici confermano le differenze tra i sistemi giudiziari. Secondo le statistiche ufficiali, nell’anno concluso a dicembre 2024 sono stati circa 1.900 i ragazzi tra i 10 e i 14 anni entrati per la prima volta nel sistema della giustizia minorile. Nell’anno concluso a marzo 2025, invece, la popolazione media dei minori detenuti tra i 10 e i 17 anni si è attestata intorno alle 420 unità. Soltanto il 4% aveva un’età compresa tra 10 e 14 anni.

Tornando all’Italia, sono soprattutto i dati relativi ai più giovani a richiamare l’attenzione. Secondo i numeri riferiti da Sky TG24, nel 2025 i minorenni in carico ai servizi sociali per reati commessi erano poco più di 17.700. Tra questi, soltanto 254 avevano meno di 14 anni: 202 italiani e 52 stranieri. Una quota relativamente contenuta rispetto al totale, che rende ancora più rilevante la presenza di giovanissimi negli episodi di violenza registrati a Milano.

È proprio questo uno degli aspetti sui quali si concentra l’attenzione degli investigatori e delle istituzioni dopo il fine settimana di disordini. Il coinvolgimento di ragazzini che frequentano ancora le scuole medie e che in alcuni casi non hanno nemmeno raggiunto l’età minima per essere processati, apre interrogativi sulla prevenzione, sulla responsabilità delle famiglie e sugli strumenti a disposizione delle autorità.

Il governo ha scelto di intervenire con una stretta normativa, ma per gli under 14 resta fermo il principio della non imputabilità. Una distinzione destinata a pesare anche nella gestione delle conseguenze giudiziarie degli scontri di Milano, dove le indagini dovranno chiarire le responsabilità individuali dei giovani identificati, distinguendo tra chi può essere chiamato a rispondere penalmente delle proprie azioni e chi, per ragioni anagrafiche, può essere destinatario soltanto degli interventi previsti dalla giustizia minorile.

Commenti